I Pinguini di Madagascar, la recensione
Lo spin-off su I pinguini di Madagascar delude: privo di qualsiasi personalità sembra un episodio televisivo troppo lungo
La storia racconta brevemente le origini dei 4 e stabilisce il conflitto che porterà avanti la trama, ovvero uno dei 4 pinguini ("Soldato") è il nuovo arrivato, viene eccessivamente protetto e non si sente mai veramente utile come gli altri, specie di fronte al timoniere Skipper. A loro si contrappone un villain che più televisivo non si poteva e gli si affiancano i vendicatori dell'Antartico, Vento Del Nord, che dal nome sembrano un partito di estrema destra finlandese.
Se Madagascar, a tratti almeno, cercava di essere qualcosa di più e nel suo terzo episodio recuperava una genuina demenzialità che lo rendeva quasi un anarchico film di Mel Brooks o dei Marx (non così geniale però!) adattato ai tempi moderni, privo di una trama vera e propria ma capace di inventare immagini e gag visive di primo livello, I Pinguini di Madagascar ha un immaginario che pare assemblato con gli scarti della fantasia dei creativi DreamWorks.
La pigrizia con la quale è concepito ogni momento, l'incapacità di avere un segno personale sono disarmanti e se non stupiscono da Simon J. Smith (anche il suo Bee Movie, per quanto più divertente, aveva questo difetto) è strano che venga da Eric Darnell che invece aveva realizzato i film di Madagascar.