Il Gatto con gli Stivali, la recensione
Una boccata d'aria fresca del deserto in una serie che da tempo cominciava ad essere stantia e ripetitiva. Torna il grande eroismo dell'avventura favolistica classica...
Se c'era una componente della saga di Shrek venuta velocemente a noia era il continuo e insistito citazionismo. Per sua natura le avventure di Shrek si reggono su un equilibrio derivativo, inglobando personaggi dalle favole e rielaborandoli in chiave moderna e pop, levato questo gli mancherebbe il suo specifico, tanto che l'ultimo episodio (il quarto), che premeva poco sul favolismo parodistico, era decisamente il più fiacco. Il problema è che anche quando il citazionismo è sfruttato, questo stanca in fretta, ripetendo la medesima modalità comica con poche possibili variazioni. Insomma quello di Shrek è un meccanismo vincente ma dal respiro corto.
Con pochi personaggi del mondo delle favole (Jack & Jill, praticamente ignoti da noi, e Humpty Dumpty oltre al fagiolo magico), pochissimi riferimenti all'attualità o canzoni rock, questo nuovo film batte tutto un altro percorso, per certi versi più canonico, utilizzando situazioni e protagonisti delle favole come se non appartenessero ad esse, come fossero personaggi appena creati.
In più le avventure del Gatto con gli stivali sono avventure latine, che guardano certamente più a Zorro e quel tipo di cavalleria o eroismo, rispetto all'avventura classica da animazione americana, in questo sfruttando a pieno le diversità, il fascino e l'esotismo del personaggio protagonista, per separarsi dalla serie madre (che invece trasforma il paese delle favole in un luogo dalle caratteristiche statunitensi).