IT - Capitolo Due, la recensione
Con un po' di schematizzazione ma un grande lavoro sulle interpretazioni IT - Capitolo Due chiude bene anche se non all'altezza del primo film
IT - CAPITOLO DUE, DI ANDY MUSCHIETTI - RECENSIONE
Vedendo questo secondo capitolo di IT, che coinvolge i protagonisti nell’età adulta e dunque interpretati da attori che già conosciamo e abbiamo visto recitare altrove, è finalmente chiaro quanto lavoro Andy Muschietti abbia fatto sulla recitazione. Impressionava il cast di ragazzi del primo ma qui, davanti a James McAvoy o Jessica Chastain o ancora a Bill Hader (per la prima volta così sfaccettato, misurato e preciso, una scoperta), capiamo che sugli attori è andato lo sforzo principale. E che sforzo!
L’impressione è che tutti abbiano avuto più tempo del solito per lavorare sui personaggi, sulle loro contraddizioni, sulle posture, sulle camminate e sulle singole scene. Sia le transizioni tra scena e scena, sia le interazioni sono il campo in cui IT - Capitolo Due vuole giocare la sua partita, perché lì è fortissimo. Questo fa purtroppo sì che trascuri il resto.
Di certo, come il precedente film, IT - Capitolo Due conferma la sua prospettiva quasi unica (al cinema) e cioè essere un racconto di paura che parla della paura, che racconta la necessità di battersi contro la paura, che la descrive come l’origine del male e non (come avviene quasi sempre altrove) come un suo prodotto. L’idea è la parte più forte perché attiva, programmatica e battagliera: il male esiste nelle persone che hanno paura ed è alimentato da essa. Solo che Muschietti affianca matematicamente un alleggerimento comico a ogni momento spaventoso o teso e annuncia sempre per tempo l’arrivo di una minaccia. Il suo non vuole e non deve essere un vero horror, non deve tenere lo spettatore costantemente impaurito o in eccessiva tensione ma semmai smaltirla il più possibile ogni volta che arriva. La ragione è che c’è qualcos’altro che è più importante raccontare: i personaggi, il loro percorso, il male di Derry.
Ciò non leva che poi le singole scene spaventose siano molto ben concepite e molto ben disegnate (anche perché la base del racconto è ovviamente ottima in questo senso), addirittura con un comparto di effetti sonori giustissimo, ispirati ai film Blumhouse che in questo sono maestri.