Jujutsu Kaisen - L’esecuzione: Quando non è solo Gojo a dar vita a un fenomeno globale
Jujutsu Kaisen è ormai un fenomeno globale: tra cinema, hype record e temi oscuri, L’Esecuzione rilancia la saga tra passato e futuro, con Satoru Gojo al centro di un racconto sempre più adulto.
Jujutsu Kaisen non è più soltanto uno degli anime più popolari degli ultimi anni: è un fenomeno globale che si muove ormai con le logiche dei grandi franchise contemporanei. I numeri aiutano a capire la portata del successo, ma servono soprattutto a contestualizzarlo. Il manga ha superato quota cento milioni di copie in circolazione nel mondo, entrando stabilmente nell’élite delle serie più lette della sua generazione, mentre l’anime è stato riconosciuto come uno dei titoli più richiesti a livello globale, con picchi di attenzione che hanno travalicato il perimetro dell’animazione giapponese, entrando nel Guinness World Records come lo show animato più “in-demand” al mondo.
Un’uscita in continuità anche con il film evento, che nell’estate di quest’anno ha portato al cinema il cuore narrativo dell’opera di Gege Akutami, ovvero i cinque episodi flashback che costituiscono il tessuto emotivo del vero protagonista dell’opera: Satoru Gojo.
Per i neofiti Jujutsu Kaisen racconta dello scontro tra maledizioni e stregoni, dove le maledizioni altro non sono che frutto dei sentimenti negativi di un’umanità schiacciata. Nascono in prossimità dei luoghi dove le persone si sentono più sole e indifese (ospedali, scuole, cimiteri) e si nutrono delle paure, divorando gli umani (non solo metaforicamente). Su questo terreno giocano gli stregoni che si tramandano da millenni le tecniche per sconfiggerle tra un’oligarchia di famiglie in tensione fra loro. Quando - per una congiunzione astrale - si manifesta una singolarità come una doppia tecnica ereditaria - nascono individui come Satoru Gojo, in grado di poter cambiare le sorti dell’intera storia.
L’Esecuzione gioca apertamente su questa continuità, riportando in sala materiale chiave e soprattutto offrendo in anteprima i primi due episodi della terza stagione. Una scelta che alimenta l’hype, ma che rende inevitabile una riflessione sull’adattamento e sul ritmo. In questi episodi la velocità è evidente: alcune sequenze vengono compresse, asciugate, portate avanti con una rapidità che può risultare esaltante o problematica, a seconda dello sguardo. Da un lato, questa accelerazione restituisce perfettamente la natura di Jujutsu Kaisen, un mondo che non concede tregua e in cui la violenza arriva sempre prima della possibilità di elaborarla. Dall’altro, però, il rischio è quello di sacrificare parte della densità emotiva che nel manga trovava più spazio per sedimentare.
È una tensione che accompagna tutta l’operazione, ma che diventa interessante quando si osserva il modo in cui la serie continua a lavorare sui suoi temi più disturbanti. L’introduzione di Naoya Zen’in è emblematica in questo senso. Non è soltanto un nuovo antagonista, ma la manifestazione esplicita di un sistema malato, fondato su gerarchie, misoginia e violenza istituzionalizzata. Jujutsu Kaisen non lo usa come semplice ostacolo narrativo, ma come strumento per rendere visibile un malessere che attraversa l’intero universo della serie.
E lo fa anche grazie al lavoro dei MAPPA Studios, capaci di dare vita in modo credibile e materico all’inchiostro di Gege Akutami, a cui va il merito di aver restituito potere al corpo femminile all’interno dell’opera. Non c’è sessualizzazione gratuita nei tratti o nella messa in scena; e nei rari casi in cui l’erotizzazione è esplicita — come nel personaggio di Mei Mei — diventa uso consapevole del proprio corpo e strumento di lotta.
Parallelamente, L’Esecuzione lavora in modo molto preciso sulla ridefinizione dei ruoli centrali. Il ritorno di Yuta Okkotsu non è un’operazione nostalgica legata a Jujutsu Kaisen 0, ma una scelta narrativa chiara. Yuta rappresenta un protagonista “alternativo”, più vicino all’idea classica di eroe del genere, e proprio per questo funziona come elemento di confronto. La sua presenza non sottrae spazio a Yuji Itadori, ma lo mette in discussione, costringendo la serie a interrogarsi su cosa significhi davvero essere il protagonista di questa storia, e soprattutto, come una storia possa reggere comunque con il vero protagonista inscatolato in attesa di unboxing.
Dal punto di vista produttivo, l’operazione conferma la maturità del franchise. Jujutsu Kaisen utilizza il cinema non come semplice vetrina, ma come estensione del racconto, trasformando ogni uscita in un evento. Dopo Jujutsu Kaisen 0, L’Esecuzione prosegue questa strategia, portando in sala non solo il ricordo di Shibuya, ma anche un flashback e un’anteprima che guardano apertamente al futuro, con l’arrivo della terza stagione su Crunchyroll a partire da gennaio.
Resta aperta la questione più interessante: questa accelerazione narrativa è una promessa, preparando il terreno per un racconto ancora più serrato e implacabile, in cui il Culling Game verrà affrontato come un assedio continuo (e non forse come la parte narrativamente più stanca dell’opra di Akutami).