Knockout - la resa dei conti, la recensione
Un film d'azione canonico e non eccelso ma con al centro una vera martial artist, in grado di dare credibilità e plasticità ad ogni scena...
Una buona parte della carriera di Steven Sodebergh gira intorno alle figure femminili e all'indagine di come la loro determinazione le conduca, attraverso percorsi inusuali, a prendere le redini delle situazioni o a gestire la propria vita. Non è solo una questione di donne forti, ma di donne che si battono contro tutto e tutti e lo fanno in maniere poco canoniche, non ricalcando le medesime modalità attraverso le quali gli uomini si fanno strada.
Il regista di Erin Brokovich non è particolarmente appassionato o esperto di cinema d'azione, e benchè Knockout abbia una trama abbastanza canonica (un agente segreto non serve più, il governo cerca di farlo fuori ma lei capisce tutto e per sopravvivere risale la catena del potere facendo fuori quelli che la vogliono morta), lo stesso non si tratta di una delle pellicole più dinamiche o interessanti del genere non fosse per la presenza di Gina Carano, vera campionessa di arti marziali che, essendo incidentalmente anche una donna molto bella e fotogenica, è ora passata alla recitazione.
Sodebergh usa Gina Carano nella migliore delle maniere, cioè facendole fare quello che sa fare, mostrando combattimenti veri, evoluzioni vere e prestazioni estreme del corpo femminile. Le fa riempire di mazzate Antonio Banderas, Ewan McGregor, Channing Tatum e Michael Fassbender, simboli di virilità al cinema, attraverso il suo stile marziale e quindi movimenti molto più plastici e armonici di quelli fintissimi con cui solitamente le attrici si dimenano nelle scene d'azione tutto montaggio. Qui chiaramente il montaggio è minore, Sodebergh può permettersi lunghi take perchè Gina non ha bisogno di trucchi.