The Legend of Zelda: Skyward Sword, la recensione
The Legend Of Zelda: Skyward Sword è un gioco ben più che ottimo, a cui tuttavia manca il cuore delle avventure migliori..
La recensione di The Legend of Zelda: Skyward Sword qui di seguito contiene spoiler garbati. Viene rivelata la prima parte della trama, viene spiegato cosa non sia presente nel gioco e dove stiano le parti più complesse e interessanti.
Intendiamoci, quella della spada di Skyward è una trama in grado di agevolare un gameplay con mille spunti interessanti e momenti emozionanti, eppure già verso metà avventura si comincia a sentire una certa mancanza. Sarà che Miyamoto ci ha abituato bene e con il caposaldo della serie, Ocarina of Time, ha realizzato un vero trattato su come si ragioni in un gioco coinvolgente, fatto sta che questo videogioco straordinario, una volta finito, un po’ lascia l’amaro in bocca.
Da Ocarina of Time in poi giochi come Wind Waker, Twilight Princess e, in parte, Majora's Mask possono essere considerati delle variazioni, talvolta anche drastiche, di quella medesima idea di mondo e gameplay, e così è anche per Skyward Sword. Un third person che fonda enigmi e azione, che include un array di armi più o meno simili (con ogni gioco a portare delle novità) e una terra divisa in mondi diversi da esplorare con i templi come livelli/dungeon, sempre ottemperando alla divisione in elementi naturali (acqua, terra, fuoco e aria), una costante dell’universo Miyamoto che si trova anche in tutti i giochi di Super Mario. Il tutto condito da un’idea di romanzo di formazione dell’eroe.
Chi ha già giocato ai giochi principali della saga ritroverà alcune idee vincenti come le location avvistate da lontano ma raggiunte solo dopo molte altre conquiste e ore di gioco, le terre che si espandono al procedere della conquista di oggetti in grado di portare l’eroe lì e le figure di supporto (qui niente cavallo ma un uccello).
Al contrario, quello che non troveranno, come già detto, è qualcosa che valga la pena combattere. Intendiamoci, tutti giochiamo per giocare, perchè il gesto e la risoluzione di problemi o la sconfitta di nemici è l’esperienza in sè, ma un contesto d’azione affascinante e coinvolgente dovrebbe essere il valore aggiunto di quello che chiamiamo “capolavoro”.
Così alla fine, fatte le missioni parallele (come sempre bellissime, c’è anche un imprevedibile momento shōjo manga), sconfitti tutti i mostri, conquistati tutti gli obiettivi e chiusa la trama con gli ultimi due combattimenti (all’altezza delle aspettative per difficoltà d’esecuzione e di strategia) rimane la convinzione che The Legend Of Zelda: Skyward Sword sia un gioco ben più che ottimo a cui manca il cuore delle avventure migliori, quelle in cui il protagonista è seguito nel suo evolversi tanto quanto la sua nemesi e nelle quali sia ha la sensazione di essere parte di qualcosa che è difficile tanto per il giocatore quanto per i personaggi che agisce.