Ma Cosa Ci Dice Il Cervello, la recensione
Tantissimi temi, tante trame e una grande fatica a unirle. Per farlo Ma Cosa Ci Dice Il Cervello prova ad usare l'azione ma il passo è più lungo della gamba
La storia inizia nel più classico stile dei film scritti o co-scritti da Paola Cortellesi, cioè a partire dal ruolo di una donna che lavora. Impiegata grigia presso il ministero e mamma single di una bambina (con nonna esuberante a carico, Carla Signoris, un’attrice di cui non si ha mai abbastanza), la protagonista è in realtà un agente segreto che tiene un’apparenza grigia proprio perché nessuno la noti anche se ha abilità fisiche, tattiche e teoriche superiori alla media. È uno spunto ottimo: una donna che tutti sottovalutano e invece, senza clamore, fa il lavoro più importante di tutti (mantiene sicuro il paese), apoteosi di quelle donne sottovalutate ma straordinarie che in silenzio compiono imprese straordinarie scritte e interpretate da Paola Cortellesi (senza contare che i molti travestimenti dell’agente servono bene l’esigenza del film di far galoppare la sua protagonista nei campi in cui corre meglio).
Per come è cambiato il cinema è oggi inaccettabile una versione da operetta dello spionaggio e dell’azione. Il genere, anche nelle commedie, è diventato molto serio. Un approccio come quello di Operazione Sottoveste non funziona, ne serve uno decisamente più tecnico e preciso come Edgar Wright (ma anche come Addio Fottuti Musi Verdi). Non è l’approccio scelto da Milani, attaccato invece al leggero e quasi alla parodia, come segnala lo score composto per imitare le musiche del classico cinema di spionaggio (un dettaglio che dice tutto).
Ma Cosa Ci Dice Il Cervello allora dovrebbe compensare con la commedia e ci riesce di tanto in tanto grazie agli attori, cui è lasciata grande libertà e che ripagano aggiustandosi benissimo gag e personaggi sul proprio corpo (esattamente quel che non riusciva a Immaturi), inevitabilmente però le sue energie sono drenate dal seguire i suoi molti temi. Oltre al suo intrigo internazionale infatti l’agente segreto-mamma si rimette in contatto con 4 amici del liceo e scopre che fanno 4 lavori a contatto con il pubblico in cui sono quotidianamente umiliati dagli altri (medico, insegnante, allenatore di calcetto per bambini e hostess), usa allora le sue conoscenze e gli strumenti dei servizi segreti per far giustizia e insegnare una lezione ai loro vessatori (principalmente Memphis, Minaccioni e Roja).
Tutto collassa nel finale in cui il film fatica a unire tutti gli intenti e le trame (quella internazionale, quella giustizialista e quella sentimentale con uno dei vecchi amici) come le diverse personalità della protagonista (qual è quella vera? È dura come sul lavoro o remissiva come nella vita?). Soprattutto di fronte ad un finale così smaccatamente intenzionato ad insegnare una lezione il risultato è più respingente che attraente.