Mamma o Papà?, la recensione
Genitori in lotta per affidare i figli all'altro. Mamma o Papà? pare una rivoluzione per il nostro buonismo ma è un remake di un film francese
Ci sono nettamente meno nuovi attori che commedie di coppia, quante combinazioni possibili ancora ci rimangono con i medesimi volti?
Intanto ora l’inedita coppia Albanese-Cortellesi anima una delle commedie più originali e devastanti dell’annata italiana. Parliamo di un’autentica rivoluzione copernicana per il nostro cinema fatta di possibilità e liberazione dai vincoli buonisti cui siamo sempre legati quando si parla di affetti. Insomma un film che si vede con un entusiasmo direttamente proporzionale alla delusione data dallo scoprire alla finale che è un remake di un film francese e che di nostro ci abbiamo messo ben poco e non abbiamo rivoluzionato niente, anzi c’è voluto un successo straniero (Papa Ou Maman) per spingerci a copiarli.
Non solo l’idea è formidabile e finalmente ci fa riconoscere il mondo e le famiglie che conosciamo (perché le cose più vere non escono dai buoni sentimenti ma dai peggiori, gli unici che sentiamo davvero come sinceri), ma anche un gioco al rialzo in cui si stenta alla meschinità e bassezza di ogni passo. C’è insomma un non-affetto per i figli così concreto e tangibile che è ammirabile (specie quando è diretto verso il classico figlio piccolo simpatico e perfettino) e soprattutto coerente fino alla fine. Quel che è molto meno ammirabile semmai è il modo in cui tutta la storia è gestita. Nelle mani di Milani quest’impianto diventa un collage di gag che, una dopo l’altra, poco legate tra loro e prive di qualsiasi arco o “costruzione” (che non sia interna) capaci di dargli un valore superiore a quello che hanno da sole.
Come se non bastasse, una serie infausta di scelte musicali massacra ogni tentativo del film di trovare una messa in scena più raffinata della media