Marvel One Shot: All Hail the King, la recensione
Abbiamo visto il nuovo corto Marvel contenuto nell'edizione home video di Thor: The Dark World con cui lo studio "corre ai ripari" dopo Iron Man 3...
Attenzione: il commento contiene alcuni spoiler sul cortometraggio e sull'Universo Cinematografico Marvel
Nota: Thor: the Dark World sarà disponibile in DVD e Blu-Ray Disc dal 12 marzo.
Non sono mai stato un talebano degli adattamenti cinematografici.
Il cinema ha dei registri differenti dalle altre incarnazioni mediali, quindi non sto a fasciarmi il capo o a scrivere messaggi con uno pseudonimo sulla message board di ComicBookMovie se il fumetto o il libro che amo ha subìto delle variazioni anche di una certa entità nel momento è approdato sul grande schermo.
O forse no. Ok, glisso e scivolo oltre.
Tante chiacchiere per dirvi che il twist relativo al personaggio del Mandarino visto in Iron Man 3 mi aveva divertito parecchio. Per la mossa in sé e per le reazioni scalmanate dei fan più intransigenti. Inutile perdere tempo a ripetere concetti già espressi in questo articolo, pertanto, se volete, leggete direttamente quello.
"Vuoi vedere che Drew Pearce e Kevin Feige hanno intenzione di cambiare nuovamente le carte in tavola?".
Detto, fatto.
Lo sceneggiatore Drew Pearce, qua al suo esordio dietro la macchina da presa di un progetto di entità sostanziale, sceglie i registri dell'exploitation, del prison movie che pare citare à-la-Tarantino quel Femmine in Gabbia di Jonathan Demme. Pellicola che, curiosamente, in lingua originale è intitolata proprio Caged Heat. In tal senso, come nel corto dedicato all'Agente Carter, è abbastanza curioso notare come, dal punto di vista stilistico, i Marvel Studios si prendano molta più libertà nei Colpi Unici che nei lungometraggi. E non è difficile capire perché: non esistono le costrizioni del box-office e le possiblità d'ampliamento dell'UCM offerte da questi corti sono notevoli.
E proprio in riferimento all'espansione dell'Universo Cinematografico Marvel viene da domandarsi se il colpo di coda proposto in All Hail the King sia un modo di recuperare a latere la fiducia dei fan più intransigenti o se, effettivamente, faccia tutto parte di un piano ben più strutturato e a medio termine: è ormai abbastanza risaputo che Feige and co. pianificano "a blocchi" le varie fasi temporali dell'UCM mantenendo però la possibilità di "aggiustamenti in corso".
Già mi pare di udire un certo trambusto, una marea che si alza al grido di "Ecco, lo sapevo, la Marvel non ha mai il coraggio di andare fino in fondo e preferisce fare marcia indietro". Dal canto mio, concedo il beneficio del dubbio.
Non voglio concedere a Kevin Feige di regalarmi un altro tiro mancino con la sua proverbiale trollface.