Masters of Sex 4x10, "The Eyes of God" [season finale]: la recensione
La quarta stagione di Masters of Sex termina chiudendo alcune storyline principali, lasciandone altre aperte, e dimenticandosi di altre ancora
Virginia e Bill hanno deciso di sposarsi: la notizia non sconvolge nessuno, e per quanto affrettata dopo la loro riconciliazione si tratta del naturale proseguimento della loro relazione. Tralasciando il coinvolgimento di Guy come wedding planner per il matrimonio, poi ridimensionato in fretta e furia come nella migliore delle tradizioni, gran parte dell’episodio è occupata dalla decisione di Art di denunciare ai superiori il piano di Nancy. Il fatto che sia la bugia sulla paternità e non una questione etica a spingere Art a tradire la moglie, la dice lunga sul personaggio.
Nel frattempo la sessione di Bill con i genitori di Virginia si rivela fallimentare: la madre e il padre di Gini vogliono cose diverse, hanno concezioni diverse del sesso, e l’insistenza di Virginia nel rifiutare un possibile divorzio appare out of character e troppo poco approfondita per rivelare davvero qualcosa sui suoi preconcetti più nascosti.
Il percorso di Libby, l’unico liberatorio e solare, giunge a una importante nuova fase, anche se forse un po’ troppo prevedibile nei suoi risvolti: la troviamo di ritorno dall’esperienza di Woodstock vestita come una perfetta, bellissima hippie con tanto di coloratissimo furgone Volkswagen, con l’intenzione di sperimentare una nuova vita: si iscriverà a Berkeley per laurearsi in giurisprudenza. A Bram la battuta più tenera che finalmente proietta Libby verso un futuro roseo e sano anche dal punto di vista sentimentale: alla legittima puntualizzazione di Libby che ha fermamente deciso di smettere di prendere decisioni in base ai desideri degli uomini, Bram risponde “allora sarò io a organizzare la mia vita attorno alla tua”, una vera e propria modernissima dichiarazione d’amore. La partenza di Libby suggerisce che potrebbe non tornare per l’eventuale quinta stagione, e sarebbe un peccato, perché il suo percorso ha più volte portato aria fresca in episodi impantanati nelle psicologie dei due protagonisti.
Alla fine dunque ciò che rimane in sospeso per l’eventuale quinta stagione non è particolarmente allettante: un matrimonio in cui si insinua già un disequilibrio di ambizione, come dimostra l’ultima scena che vede Virginia già proiettata verso una presenza “mediatica” del marchio Masters&Johnson; Dody come potenziale stalker di Bill; una ricerca sull’omosessualità su cui Gini, Bill e Barton si scontreranno. Dopo una terza stagione già deludente, ci rimane una quarta tutt’altro che brillante, che salvo iniezioni di nuova verve nella scrittura sembra inequivocabilmente suggerire che la serie ha già esaurito il suo slancio.