Midway, la recensione
La nostra recensione di Midway, il film di Roland Emmerich che vorrebbe essere un grande film di guerra ma non riesce
MIDWAY, DI ROLAND EMMERICH: LA RECENSIONE
Alla fine di Midway neppure una casella della lista dei luoghi comuni da toccare in un film di guerra banale rimarrà senza spunta. Dai superiori che non credono agli ufficiali dall’intuito geniale, alle reclute con una morale di ferro fiere di morire per non tradire i propri amici, al pilota insofferente all’autorità ma dannatamente in gamba, fino al colonnello di ferro che nasconde un cuore dietro le sue poche parole.
In un trionfo di retorica sul cuore dei soldati e lo spirito combattivo sempre individualista, anche quando si parla dell’equipaggio di una portaerei, in cui anche un asso come Woody Harrelson sembra recitare come fosse in vacanza, assistiamo a una tragedia di piani d’ascolto e un inferno di inflessioni! Il vero peccato di Midway è di non riuscire nemmeno a creare con stile la mitologia trita del soldato audace che cavalca. Perché per arrivare almeno a quello dovrebbe avere decisamente più equilibrio e un’architettura molto più rigorosa. Ogni genere o sottogenere e anche ogni tono richiede molta precisione per essere raggiunto. Precisione e rigore sono invece esattamente quello che manca a questo film che cola da tutte le parti.
Quando a quello che dovrebbe essere il culmine uno dei protagonisti sgancia la sua bomba al grido di “Questo è per Pearl Harbour”, con tanto di esplosione dietro il suo aereo e la musica che sale, ad essere messa in scena è la velleità di fare un cinema molto vecchio e la difficoltà nel farlo bene davvero.
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