Millennium - Uomini che odiano le donne, la recensione
Importato, adattato, rifatto e reinterpretato, il primo capitolo della saga di Stieg Larsson subisce il trattamento hollywoodiano e ne esce con sufficienza...
Se non si è già amanti della trilogia letteraria il primo adattamento fatto dai romanzi di Larsson, quello svedese per intenderci, era insostenibile. Non sfruttava gli spunti lasciati dalla storia e la metteva in scena come un giallo Mondadori.
L'impressione che si ha uscendo dal cinema dopo aver vistoMillennium - Uomini che odiano le donne, è di aver visto un buon film di cui al regista importava poco. Fincher sembra avere sempre la testa da un'altra parte mentre mette in scena le peripezie di Lisbeth e Mikael Blomkvist.
Tutto si svolge linearmente e l'intreccio è chiaramente ben raccontato, addirittura mostrato con qualche guizzo, ma per l'appunto i momenti più significativi sembrano essere quelli totalmente estranei alla trama in senso stretto, cioè allo svolgersi degli eventi inerenti alla scoperta dell'assassino. Di tutto quel sottile piacere di raccontare un meccanismo ad orologeria, uno scontro di intelligenze, una lenta scoperta, una tenace lotta per raggiungere un obiettivo non c'è traccia.
Menzione speciale per i titoli di testa, un vero videoclip. Ma dei migliori. Un incubo di corpi, melassa nera e prese USB.