Il mio amico Tempesta, la recensione
Cinema di animali che in realtà è cinema sportivo, Il mio amico Tempesta ci mette moltissimo a entrare nel vivo ed è troppe cose insieme
La recensione di Il mio amico Tempesta, in uscita al cinema il 14 settembre
Il mio amico Tempesta racconta di una famiglia che gestisce cavalli, il cui padre è un fantino che poi con quei cavalli gareggia. C’è un nuovo padrone americano, ci sono nuovi puledri promettenti e c’è questa figlia che vediamo fin da piccola avere un contatto e un rapporto particolarmente stretto con i cavalli, almeno fino a che non infuria la tragedia. Come tutti i melodrammoni che si rispettino c’è l’incidente, l’ospedale e una nuova condizione (tragica) con cui convivere fino a che non si troverà una via d’uscita, proprio grazie ai cavalli.
Come si capisce ci vuole molto perché il film entri nel vivo. Troppo. Non si fa che attendere che anche i personaggi giungano alla conclusione alla quale noi sappiamo che arriveranno fin dall’inizio (perché è ciò che promette il film: amore per le bestie). Tuttavia quando questo momento arriva capiamo che la relazione tra la ragazza e il cavallo non è mai stata davvero il punto di tutto, semmai il punto è il miglioramento di una vita attraverso la dedizione e il successo. Cioè fare del cinema sportivo. Il mio amico Tempesta è in realtà un film sulle corse e sul trionfo mascherato da cinema con animali.