Monsieur Lazhar - la recensione
Indubbiamente amabile ma anche inevitabilmente ruffiano, Monsieur Lazhar è un film per vedere il quale occorre prendere posizione...
Come La classe e come Polisse, anche Monsieur Lazhar prende in esame un contesto ben determinato (umanamente o geograficamente) in un arco di tempo nè troppo lungo nè troppo corto (metà anno scolastico), per mostrare come le interazioni fitte e costanti logorino i nervi, condizionino gli atteggiamenti e soprattutto come il non detto lavori sottotesto in ogni momento modificando rapporti ed eventi. Sociopsicologia non troppo approfondita e soprattutto finalizzata alla ricerca della cuteness, all'ammirazione delle virtù basiche e all'esaltazione dell'utopia del buon maestro e dei probi alunni.
Non ci sono conflitti apparenti in Monsieur Lazhar se non quello più grande tra adeguatezza e inadeguatezza dei personaggi alla vita che vivono. Non ci sono asperità se non quelle motivate da un trauma e risolvibili con uno sfogo, non ci sono tragedie che non possano trovare una soluzione. Monsieur Lazhar è un film che illude di dare un disegno realistico (e lo fa con le rare concessioni alla retorica del cinema e un linguaggio apparentemente asciutto) ma in realtà propone una realtà idilliaca, in cui tutto è come vorremmo che fosse e non com'è.
Chi ricorda la scuola e gli anni delle medie come una dolce memoria di un passato fatto d'innocenza, troverà tutto quell'immaginario di "piccole crisalidi in attesa di diventare farfalle" (giuro fanno questo paragone). Chi ricorda la scuola e gli anni delle medie come un periodo infame in cui non c'è nulla d'innocente e tutto di ingenuo e meschino, di vessatorio e confuso, non troverà niente di quel che ricorda, ma una versione addolcita di una realtà che non mostra il disinteresse, la noia e l'inutilità di quella vita.
Eppure anche nei momenti di maggior audacia (e sono pochi), nei pochi attimi in cui pare che un po' di coraggio possa incrinare la morbidezza anestetizzata del racconto, non c'è l'epica, la speranza o l'autentica e intima commozione di L'attimo fuggente.
Non c'è insomma il coraggio di passare attraverso una bufera per poi godere della sua fine.