My Old Ass, la recensione: un profondo e dolcissimo inno generazionale
La saggezza dei 39 anni dialoga con l'entusiasmo passionale dei 18: My Old Ass è un film che non si dimentica.
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Non fate l'errore di perdervi My Old Ass (su Amazon dal 7 novembre), un piccolo film destinato a perdersi nella marea di offerta on demand della piattaforma e che invece merita di essere estratto, amato e ricordato. Non capita spesso un film sentimentale così, capace di essere contemporaneamente "generazionale" (per come racconta l'epoca specifica in cui viviamo e chi è giovane oggi) e "universale" (per come la vicenda che racconta non può che riecheggiare nel vissuto di tutti, a prescindere dalla generazione a cui appartengono).
Il genio di My Old Ass (tutto farina nel sacco di Megan Park che lo ha scritto e diretto) sta nel non fare una commedia soprannaturale. Anziché spremere l'interazione meravigliosa di due grandi attrici fino all'inevitabile momento in cui la premessa fantastica perde novità, inizia ad annoiare e si banalizza nel tentativo di conciliare il mondo vero con un personaggio che parla da solo, Park toglie subito di mezzo "my old ass" (come Elliot chiama affettuosamente la sua alter ego) facendola rimanere una presenza-assenza, un numero in rubrica da chiamare una volta ogni tanto, ma che lascia il campo libero alla protagonista e alla riflessione esistenziale scatenata da questo confronto con il (proprio) futuro.
Su questa premessa di una diciottenne ancora spensierata ma che inizia a guardare avanti - cioè a maturare - My Old Ass costruisce un character study così riuscito e commovente da illuminare con la sua forza un intero pezzo di mondo e di presente. Raramente si ha il privilegio di conoscere un personaggio così a fondo come Elliot, partecipando - spesso ridendo e altrettanto spesso con le lacrime agli occhi - ai suoi sforzi per trovare una direzione da seguire e una conciliazione con le persone che ha intorno.