Ninjababy, la recensione
Dietro la patina di una commedia romantica e dietro un film di gravidanza non voluta c'è tutta un'altra storia, tutta un'altra sensibilità
La recensione di Ninjababy, in uscita al cinema il 13 ottobre
Tutto il percorso della storia sarà non tanto quello più evidenza tra ricerca del vero padre, di una famiglia adottiva e di una via d’uscita da questo evento che viene vissuto come una tragedia, ma un’esplorazione dei rapporti umani, delle scelte e di uno dei coming of age meno comuni che si siano visti. Il percorso per diventare madre è una maniera per confrontarsi con Dick Jesus, così chiamato per come si presenta, vero padre del bambino, frequentato ad intermittenza e verso il quale c’è pochissima stima (lui poi non è che faccia molto per causare un cambio di idea), ma anche per confrontarsi con l’altra linea romantica, Mos, insegnante di Aikido goffissimo e molto nerd che sembrava inizialmente essere il padre. L’ennesima notte di sesso decisa con superficialità e rigettata il giorno dopo.
Entrambi questi rapporti così fallimentari e presentati anche allo spettatore come insufficienti, perdenti e senza sbocchi, sono in realtà il tamburo battente sotterraneo del film tramite il quale Ninjababy cerca di rivedere lo schema base della commedia romantica. Non dimentica mai di essere una commedia (c’è il bambino disegnato e animato che parla con la protagonista cercando di indirizzare le sue decisioni) e costruendo molto bene il suo sentimentalismo che, proprio come la futura mamma, sembra negato a lungo per poi esplodere quando meno ce lo si può aspettare. Yngvild Sve Flikke, che il film lo dirige e co-scrive, dimostra una gran capacità di rivoluzionare i piccoli schemi del cinema senza distruggerli, ma anzi piegandone le regole a sufficienza per raggiungere il proprio fine, una piccolissima scintilla disegnata sullo schermo mentre la protagonista sente una persona parlare di lei e capisce (assieme a noi) di provare qualcosa. Questo è Ninjababy, la costruzione del sentimento femminile dentro una ragazza che si vantava di non averne.