Noi Siamo Tutto, la recensione
Garbato e giocato su colori pastello chiaro, a Noi Siamo Tutto manca la rabbia utile ad alimentare il sentimento anche quando la storia lo consentirebbe
Si conosceranno prima via messaggi e linguaggio dei segni, poi finalmente si incontreranno e tra mille difficoltà cercheranno di stabilire un rapporto.
La maniera garbata in cui questo film tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Yoon mette in scena le dinamiche tipiche della liberazione adolescenziale dal nido materno, i rischi di diventare autonoma, la necessaria decisione che serve per andare contro i precetti dei genitori e stabilire una maniera autonoma di vivere sono molto diretti ma non per questo inefficaci.
È semmai dal lato sentimentale che il film è più indeciso. Con un paio di buone idee all’inizio per mettere in scena il corteggiamento, Noi Siamo Tutto si perde nel momento delle fughe romantiche e delle prime volte, mancando di sottolineare proprio quel sentimentalismo che solitamente è invece il fulcro di tutto. Come se temesse il rischio di sfociare nel kitsch (cosa che in questo genere è invece un dovere morale!), Stella Meghie si limita a replicare nella messa in scena colorata e solare l’innocua innocenza della storia. Anche i più sorprendenti eventi finali, che potevano essere caricati di una certa rabbia, anche il rapporto tra Olly e la sua di famiglia, che dovrebbe essere improntato sulla guerra aperta e sul conflitto generazionale, sono sorvolati o appianati con poco.