Non ce la faremo mai trasforma i The Pills in personaggi da Italia 1
Le nostre impressioni sul primo episodio di Non ce la faremo mai, il Late show di The Pills in onda per 4 venerdì a partire da ieri su Italia Uno alle 23.55
Il programma è costruito con una facciata classica da Late Show, con tanto di band in studio e ironie su Cattelan, con dei contributi registrati (con un po’ di pigrizia mandano anche vecchie puntate dei pills già viste online) e con contributi fatti ad hoc in collaborazione con Frank Matano e Edoardo Ferrario. Sono video che tentano il durissimo compito di fare da ponte tra il linguaggio che questi tre hanno creato, sviluppato e fatto maturare online e quello che invece parla la tv.
Segmenti ricorrenti invece sono quelli di Fame chimica e Nobili coatti. Il primo è un paradossale inserto di cucina in cui l’attore Valerio Aprea interpreta uno chef intento a spiegare ricette semplici per quando sopraggiunge la fame da droga. Ingredienti scaduti, frigo vuoti e abbinamenti impossibili, sono illustrati facendo attenzione anche a quali tipi di marijuana o hashish possono sposarsi meglio. Funziona.

Il secondo invece sembra zoppicare un po’ di più, è più demenziale e vede dei coattoni romani atteggiarsi da nobili del ‘700 (parrucconi e vestiti inclusi) con conseguenti effetti comici paradossali.
L’intervista con il primo è condotta su un tono molto informale nel retro del palco, simulando un backstage letterale (cioè proprio dietro alle quinte) e non funziona molto. Lucci non parla volentieri e non si scopre, interagire con lui è difficile e questo mette in risalto quanto The Pills non siano intervistatori di professione. Lavorando su un canovaccio di domande e cercando di provocare qualche reazione o anche solo dell’umorismo improvvisato non riescono a rendere Lucci interessante e lui in primis fa di tutto per non esserlo. Il risultato è abbastanza noioso. Non è chiaro perché si sia deciso di partire con un’intervista così difficile.
Dall’altra parte invece l’intervista con Sakara è un gioiellino. In quel caso i tre riescono a tirare fuori quello che altri intervistatori più navigati non sarebbero riusciti a far uscire. Giocando sul terreno del comico (c’è anche un piccolo sketch con lui dal finale esilarante) e lavorando proprio sulle curiosità più basilari riguardo ad un campione di arti marziali miste, i tre tirano fuori tutto ciò che lo spettatore vorrebbe sentire.
Trasgressioni semplici ad un linguaggio ingessato che non è più tale da quasi nessuna parte e forse non è davvero mai esistito su Italia Uno. Per questo Non ce la faremo mai sembra perfettamente in tono con il canale, il suo atteggiamento anticonformista si conforma alla perfezione con la missione giovanilista della rete. E anche The Pills, che giovanilisti non sono mai stati (al massimo giovani davvero, almeno prima che facessero 30 anni), hanno piegato i loro tre personaggi (il matto, il rigoroso e lo swag) nella maniera migliore.