[Berlino 2014] Nymphomaniac vol. I uncut, la recensione
Deludente sotto tutti gli aspetti, il film di Von Trier non darà il sesso spinto, il dramma e la ricerca estetica a chi li voleva. A salvarlo c'è solo la comicità...
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Il racconto di una donna e del suo percorso interiore (non diverso da quello di Le onde del destino o Dancer in the dark, solo meno tragico) è diviso in capitoli, cosa che dà modo al regista di utilizzare stili differenti, alternando la classica macchina a mano (di film in film sempre più sobria e moderata) ad una messa in scena controllatissima (in un minuscolo prologo) fino al bianco e nero simile ad Epidemic. Mentre nella sceneggiatura non mancano riferimenti a "The man" di Antichrist o alla melancholia, senza contare le scene nei claustrobici sotterranei di un immenso ospedale come The kingdom.
Non era mai capitato che Von Trier ricorresse così tanto al proprio cinema e non stupisce che questo accade in uno dei suoi film più fiacchi che è anche il più dichiaratamente comico tra quelli da lui girati.
Di tutto questo però davvero non si sente esigenza, l'eccesso di sesso sembra un contentino per poter promuovere il film come è stato fatto finora, mentre il cuore, la parte che pare essere più cara al suo autore, è un'altra e sta più nel narratore.
Il rapporto che Charlotte Gaisnbourg stringe con Stellan Skarsgard (che nonostante non la conosca la accoglie in casa avendola trovata inerte e pestata in strada) è quello che esiste tra autore e pubblico, lei racconta e lui ascolta, cercando di volta in volta interpretazioni, chiavi di lettura, paralleli e simbologie che si rivelano una più comica dell'altra, una più ridicola dell'altra. Il narratore si ostina a professare il proprio diritto a raccontare, il fruitore si ostina a leggere più di quello che ci sia.
Ha insomma l'arroganza di un bambino che vuole affermare di essere nel giusto in una polemica incomprensibile, un po' fuori moda e nemmeno troppo adatta a lui (c'è margine per una frecciata anche sull'antisemitismo, l'altra polemica che l'ha riguardato recentemente) questo nuovo film di Von Trier che per il momento è molto meno ambizioso del solito e non eccessivamente riuscito.
Nonostante la comicità infatti in più di un momento si avverte la stanchezza e il girare un po' a vuoto della cronaca di eventi tenuti in piedi e resi fruibili solo dalla suddetta ironia, come fossero gag autoconclusive (appare così specialmente l'episodio molto riuscito con Uma Thurman).