Odio l'estate, la recensione
Il tentativo di ritorno alle origini di Aldo, Giovanni e Giacomo diventa in Odio L'Estate un summer movie generico, con più tenerezza che divertimento
ODIO L'ESTATE, DI MASSIMO VENIER: LA RECENSIONE
In una specie di strana e casuale controprogrammazione di Figli di Giuseppe Bonito arriva Odio l’estate, il primo film di Aldo, Giovanni e Giacomo a cercare esplicitamente il pubblico dei padri, a mettere insieme avventure di genitori e avventure di figli (sempre accoppiati come i primi non vorrebbero), in un summer movie invernale.
Odio l’estate, quando presenta i conflitti, sembra quasi Ferie d’agosto con una sorta di facile semplicismo umano al posto del coté politico. E l’unico conflitto reale a cui il film sembra tenere è quello tra genitori e figli. Ognuna delle tre famiglie ha una questione con il figlio, ha un rapporto difficile per via dell’età o per altre cause. La soluzione è sempre affidarsi alle madri, fare un passo indietro, essere sinceri e soprattutto dar loro sempre ragione. Niente di più (in questo senso allora forse è meglio dire che è il rovescio della medaglia di Figli, che del rapporto coi figli fa una questione più complicata).
Nei film di Aldo, Giovanni e Giacomo e specialmente in quelli co-sceneggiati e diretti da Massimo Venier (come questo e come i primi 5 della loro carriera cinematografica) c’è sempre l'idea di fallimento. È proprio inserita nei personaggi, vivono esistenze terribili e insoddisfacenti, problematiche e tristi. Le loro sono sfortune e fatiche della vita che vessano tutti e che nei film cercano di superare con il cuore. Non fa eccezione questo film, tra tradimenti, cause legali, fallimenti di negozi e problemi di salute, il dramma è sempre lì, sulle loro spalle e queste vite vissute male (le cause non sono mai esplicite ma la vita urbana, la modernità dei rapporti, l’insincerità della nostra società sono solitamente le cause ombra non dichiarate) possono essere rischiarate solo dalla comunanza dell’amicizia.
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