Ogni Tuo Respiro, la recensione
Pronto a ribaltare lo stereotipo della storia d'amore resa tragedia dalla malattia, Ogni Tuo Respiro è corretto ma nulla di più
Ogni Tuo Respiro è infatti cinema di malattia al contrario, uno in cui la tragedia sentimentale data da una sentenza di morte emessa da una malattia invece che pendere sulla testa dell’amato viene continuamente scacciata. Se da Love Story a Tutta Colpa Delle Stelle, l’incombere della morte è un dispositivo sentimentale inesorabile che si misura in un armamentario di diagnosi, medici che non capiscono, ospedali, momenti di gioia interrotti da una crisi e grandi promesse finali, in Ogni Tuo Respiro invece ogni momento di questa scansione viene sovvertito e preso a calci dalla determinazione che hanno i personaggi a non trasformare in tragedia una storia sulla carta tragica.
Dai comprimari che, come si conviene, sono le colonne che reggono il film (curiosamente qui sembrano tutti ruoli che in altre produzioni sarebbero stati buoni per Andy Serkis), fino agli ambienti tutto lotta contro la tragedia.
Invece che fare di questa parabola qualcosa di significativo, Andy Serkis racconta di buona lena il paradosso di una coppia e una famiglia allargata che vive una tragedia come una commedia.
Alla fine in Ogni Tuo Respiro, al netto di tutto l’agrodolce ruffiano, purtroppo non c’è nulla più dei suoi fatti e degli stati d’animo dei suoi personaggi, nulla che metta questi fatti in relazione con qualcosa di più grande, che stupisca e che suggerisca. Nonostante nel finale recuperi la sua vocazione romantica sottolineando come la storia sia stata in fondo quella di due persone e della loro determinazione che cambia il mondo, non è pensabile lasciare che siano i cartelli a film finito a dare una svolta sentimentale vera al film.