Paranormal Activity 4, la recensione
Quello delle immagini di attività paranormali notturne riprese a infrarossi è un vero e proprio sottogenere e Paranormal Activity 4 non smette di allargarne i confini...
La serie Paranormal Activity avanza.
Se i giapponesi a inizio decennio hanno cominciato ad esplorare il terrore mediato dalle tecnologie, cioè un nuovo modo di mostrare e instillare paure appoggiandosi alle nuove abitudini di vita delle persone, con Paranormal Activity, dopo anni di remake di titoli orientali, l'America ha cominciato a riflettere in autonomia su limiti e angoli di terrore degli strumenti di tutti i giorni.
Come tutti i film della serie anche questo quarto è mostrato attraverso immagini di repertorio, teoricamente girate dai protagonisti per scoprire cosa stia accadendo nelle loro case. In più ci sono i media recentissimi, oltre alle solite videocamere la maggior parte di immagini sono infatti girate con webcam durante conversazioni skype o con cellulari e c'è anche un'idea che coinvolge il sensore a raggi infrarossi Kinect della Xbox360. Nel quarto episodio Henry Joost e Ariel Schulman (già registi del precedente) espandono i confini della trama (con un finale davvero inaspettato) e della messa in scena pur rimanendo nei confini del sottogenere finto-reportage.
Sempre meno tavolette ouija e sempre più raggi infrarossi per dimostrare la presenza dell'ultraterreno.