Paul - la recensione
Abitato da due anime, quella parodistica britannica di Frost e Pegg e quella sentimentale statunitense di Mottola, Paul diverte ma senza lasciare segni...
Simon Pegg e Nick Frost sono il volto più interessante della comicità contemporanea assieme a Zack Galifianakis (anche lui nelle sale italiane in questo periodo). Ma se loro sono il volto, un altro 50% del merito dei loro exploit migliori (L'alba dei morti dementi, Hot Fuzz) va a chi muoveva i fili dietro le quinte, Edgar Wright. Paul mostra proprio questo: come la forza di Frost & Pegg non sia più così dirompente nel momento in cui sono lasciati eccessivamente liberi.
Il risultato però è deludente, considerati i presupposti. Perchè Paul è una commediola rassicurante e carina che liscia il pelo al popolo nerd, fa un'immane pubblicità al ComiCon, afferma che tutti i desideri si possono avverare e rigira ogni elemento della trama verso il bene e il lieto fine.
Certo si ride in Paul, l'idea di un alieno (doppiato da Seth Rogen in originale e da Elio in italiano con i consueti risultati stranianti) che da anni vive sulla Terra, anche lui un po' nerd e che ha contribuito a molta fantascienza dando consigli a grandi autori (cammeo vocale per Spielberg) funziona, ma non si va più in là di quella "carineria" che non sembrava parte del repertorio Frost & Pegg. Soprattutto si avverte un eccesso di citazionismo alla buona, dalle musiche nel bar (il riferimento è a Guerre Stellari), al luogo da cui Paul dà indicazioni a Spielberg, fino alla montagna finale, tutto mette in mostra dettagli di altri film senza però trovarne mai lo spirito come accadeva con gli zombie di Shaun.
Nè gli attori/sceneggiatori nè il regista però riescono a raggiungere in pieno i rispettivi obiettivi...