PAW Patrol - Il super film, la recensione
Come già la serie animata faceva il secondo superfilm di Paw Patrol ribadisce la sottile allegoria militaresca del cartone
La recensione di PAW Patrol - Il super film, dal 28 settembre in sala
La storia è quella che vede una cattiva rubare un magnete gigante dallo sfasciacarrozze per attirare un meteorite che altrimenti passerebbe accanto alla Terra senza conseguenze, con il fine di rubare quel che porta. In realtà il meteorite è intercettato dalla Paw Patrol (perché nell’atterrare gli distrugge il quartier generale) e loro così scoprono per primi i cristalli che forniscono dei poteri. Una di loro, la più piccola, in particolare ne uscirà così potenziata da superare atavici complessi d’inferiorità. La cattiva però si impadronirà di nuovo dei cristalli e sarà necessario il gioco di squadra perché il bene torni a trionfare.
La Paw Patrol vive e si comporta come un corpo armato, sono una forza di terra, mare e acqua in cui dei cuccioli di cane di varie razze dormono in camerate, mangiano e si allenano insieme, e poi agli ordini di un umano agiscono con precisione chirurgica per salvare le persone. Serve and protect. Tutto quello che dicono gira sempre intorno ai concetti di onore, coraggio e spirito di squadra. Quello che questo film nello specifico si propone di raccontare poi è proprio l’applicazione di questi principi, grazie ai quali anche la più piccola può dimostrare che il coraggio non dipende dalla grandezza e ognuno può fare la sua parte (più una lunga serie di “quasi slogan” da America degli anni ‘50). Sono cani quelli della Paw Patrol ma dal character design l’impressione è che se fossero umani non ci sarebbe un taglio di capelli fuori posto, non ci sarebbe un soldato in disordine, a caratterizzarli è la dirittura e la capacità di risolvere e nel caso improvvisare, come i marines.