Piccole Donne, la recensione
Il romanzo viene adattato per la prima volta giocando con il tempo e trovando così in Piccole Donne un'altra storia da narrare
PICCOLE DONNE, DI GRETA GERWIG: LA RECENSIONE
Questa volta non è la storia delle piccole donne di casa March: stavolta è la storia di Jo March e delle sue sorelle, di come cioè quel personaggio in particolare abbia vissuto e sia entrata nelle vicende del libro di Louisa Alcott.
Questo Piccole Donne si crogiola nel piacere di essere donne, di avere relazioni femminili con altre donne e solo poi di averne con degli uomini, ma nel farlo risulta così personale, dettagliato, sentito e ben messo in scena da essere un piacere per tutti.
Non solo, però: Greta Gerwig nell’adattare il romanzo sceglie di cambiare alcuni dettagli non da poco e di raccontare Piccole Donne e Piccole Donne Crescono (una differenza che esiste nelle edizioni italiane ma non in quelle americane) facendo avanti e indietro nel tempo. Vediamo le ragazze March da giovani e da grandi, alternando le due linee temporali. Questa dinamica fa sì che nei momenti migliori episodi simili siano messi a confronto con ottimi esiti (i due risvegli) ma più in generale in questa maniera il film riesce a raccontare anche qualcosa di altro. Non è solo la storia di Jo, cioè la storia di una ragazza alla ricerca di indipendenza, è anche la storia di come il tempo passi e passando cambi tutto, di ciò che siamo rispetto a ciò che eravamo.
Saoirse Ronan interpreta la sua Jo con un’elettricità contagiosa che ben si addice al racconto della tempesta di passioni giovanili, di molti interessi e tante indecisioni (mentre lo stesso non si può dire di Emma Watson, Florence Pugh e Eliza Scanlen, decisamente più scialbe). È lei il centro di tutto e riesce con il suo dinamismo ad agitare ogni altro comprimario, duettando benissimo con Timothée Chalamet.
Questo film visivamente molto curato, sebbene mai clamoroso (non gli interessano le inquadrature impressionanti ma la composizione e la mescolanza di colori caldi e freddi), lavora così bene sul tempo da potersi permettere anche un finale strano, moderno e inusualmente conciliante. E anche l’evidente chiamata alle armi, l’auspicio per niente nascosto che ogni ragazza sia libera di tirare fuori la Jo che ha in sé senza timore di quel che la vita le può rispondere, non risulta mai pedante, anzi necessaria.