Poli opposti, la recensione
Commedia che non è commedia, film romantico che non trova il sentimento, Poli opposti sfrutta male la coppia Argentero/Felberbaum e crolla sotto l'aspirazione ad essere come tutti gli altri
Poli opposti non fa eccezione, film scritto a 14 mani (!) con la ferma volontà di realizzare un'opera semplice e molto bassa che poi ha trovato la regia di Max Croci, decisamente più pretenziosa ma lo stesso inefficace.
L'ambizione di far ridere è puro miraggio, come quella del resto di far sorridereL'ambizione di far ridere è puro miraggio, come quella del resto di far sorridere, riuscire addirittura a far intravedere dei sentimenti è invece fuori portata. E sarebbero le due finalità principali del genere.
Poli opposti non riesce a sfruttare la consueta struttura per i propri fini ma ne viene schiacciato (che poi è ciò che succede più di frequente con questo genere), non ha la forza di imporre se stesso sulla cornice ma si sottomette e cerca di essere quel che tutti si aspettano sia, di fatto mancando di personalità. Incastrato in passaggi obbligati, determinato a svolgersi come altri film non riesce ad avere personalità. L'impressione è che a muoverlo non sia la forza dinamica dell'intreccio o la volontà dei personaggi ma la mano del regista che li sposta lungo il consueto labirinto da cui tutti conoscono l'uscita.