Poveri Ma Ricchissimi, la recensione
Evitando di contrapporre i personaggi al mondo esterno, Poveri Ma Ricchissimi li fa scontrare tra loro ma è troppo sbrigativo per funzionare davvero
L’idea è che invece di emigrare a Milano e pagare molte tasse i Tucci sfruttino un cavillo nel documento che segna l’unità d’Italia per far sì che Torresecca si stacchi dalla nazione e diventi stato a sé con loro come governanti. Il primo provvedimento sarà trasformarlo in un paradiso fiscale.
C’è (e non poco) la politica in questo secondo film. Mentre spunta una figlia a sorpresa e Brignano se la vede (a sorpresa) con il padre della moglie ora incinta (Paolo Rossi), un ex galeotto, quel che viene raccontato sono in realtà gli ignoranti al potere. Il governo dei Tucci è un trionfo di provvedimenti populisti (cacciati i notai, menati gli ausiliari del traffico, niente tasse, ritorno alla Lira ecc. ecc.), il sogno di chiunque guardi al suo benessere più immediato. Per non andare per il sottile il film precisa pure che queste nuove regole dell’indipendente Torresecca riscuotono grandissimi apprezzamenti presso il popolo italiano che considera questi analfabeti al potere “più onesti ed affidabili”.
Purtroppo è la parte politica quella più interessante di questo scialbo sequel che rispetto al primo si diverte un po’ di più a lavorare di sponda con altri film (50 Sfumature di Grigio, Maleficient e i classici cinepanettoni) ma non possiede un vero arco narrativo, associa diverse scene di un implausibile governo con un intreccio che scopriamo solo negli ultimi 10 minuti (e neanche allora soddisfa).
Lucia Ocone regala la solita, fenomenale, prestazione. Poveri Ma Ricchissimi è in tutto e per tutto un suo show, è lei l’unica in grado di creare un carattere (non certo De Sica, che va in automatico con il suo solito personaggio del burino, né figuriamoci Brignano che non è mai stato in grado di fare altro che ripetere sé e sembra conoscere poco come funzioni l’umorismo di una commedia al cinema), di mettere in fila gag, trovate, movimenti, battute e improvvisazioni coerenti con chi sta interpretando, spunti unici e ogni volta freschi. Invece che far cadere l’ironia dove la attendiamo, Lucia Ocone sorprende e infila le battute nell’inaspettato, come se giocasse d’anticipo. È davvero uno spettacolo ma da sola non può reggere un intero film.