PPZ – Pride and Prejudice and Zombies, la recensione
Cogliendo al volo l'occasione fornita dai due romanzi che fanno da ispirazione, PPZ - Pride and Prejudice and Zombies mostra delle doti inaspettate
La base è l’omonimo libro di Seth Grahame-Smith che a sua volta riscrive il romanzo di Jane Austen cambiandone le premesse, su questa però Burr Steers ha lavorato parecchio per creare qualcosa che fosse anche autonomo. Ed è proprio questo sapore, la mitologia originale creata dal film, che da subito colpisce e in ogni momento tiene in piedi il film. Anche quando magari la storia o lo svolgimento si adagiano sui soliti clichè.
Nell’Inghilterra Vittoriana c’è stata un’apocalisse zombie, tutto è cambiato, i morti camminano sulla terra e il Regno Unito ha preso provvedimenti per combatterli. Dopo decenni di questa guerra sono cambiati i costumi, è cambiata la moda, le usanze, l’architettura e anche la toponomastica delle città, il passato di PPZ - Pride and Prejudice and Zombies è di fatto uno steampunk con meno tecnologia ma lo stesso grado di retrofantascienza. Il primo salto in avanti, non è comune al cinema di più rapido consumo, arriva qui, perchè tutti questi cambiamenti hanno portato anche ad un sovvertimento sociale: le donne della
buona società inglese vengono mandate in oriente ad imparare le arti marziali per sopravvivere, dunque sono loro le guerriere e non gli uomini, i quali tuttavia continuano a comandare. Il terreno grigio di questa rivoluzione rimane il corteggiamento, ancorato a rituali passati ma influenzato dai diversi rapporti di forza.
E nonostante non sbagli la mescolanza di generi, dando tanti colpi al cerchio dell’azione fantastica, quanti alla botte del romanticismo, PPZ - Pride and Prejudice and Zombies pecca solo in ambizione. Desiderando essere una storia semplice e lineare rimane lì. Lontano dal cinema di serie B per eccessiva complessità e ricchezza di intrecci ma anche lontano dal cinema con ambizioni, questo film vive in un limbo in cui regala in egual misura soddisfazione e senso di un’occasione un po’ perduta.