Qualcuno Salvi il Natale, la recensione
Appiedato e senza slitta Babbo Natale deve trovare un modo per consegnare regali in un'avventura metropolitana in Qualcuno Salvi il Natale
Perché Kurt Russell si faccia Babbo Natale (con ottimi risultati!) c’è bisogno quindi che il Natale diventi una questione da duri, uno sforzo che richieda una preparazione militare, un’esecuzione tempestiva, una certa scaltrezza e capacità sbruffona di risolvere problemi all’impronta.
Qualcuno Salvi il Natale per la sua mitologia sembra essersi ispirato alle canzoni sul Natale. Babbo Natale infatti ha qui il potere di sapere già se sei stato buono o cattivo e di conoscere i desideri di ognuno (ricordando anche i nomi di tutti). E proprio sul concetto di “desiderio” sta l’originalità del film. Invece di piegarsi alla solita idea di spirito natalizio come panacea e obiettivo finale, punta sulla questione commerciale della festa, cioè i regali, e la trasforma in una questione sentimentale. Quando dopo una prima parte più d’avventura e mistero, la seconda mette Babbo Natale alle prese con le persone, diventa una specie di carrellata di desideri di tutti i personaggi che incontra, quello che le persone volevano e non hanno mai avuto in bocca a qualcuno che sembra conoscere tutti intimamente.
Una scrittura particolarmente scanzonata fa il resto, centrando perfettamente il tono leggero che l’avventura deve avere per risultare digeribile (né troppo zuccherosa, né troppo pretenziosa). Così anche un intermezzo canterino con Little Stevie della E Street Band, troppo autoreferenziale e troppo lungo per avere davvero senso, diventa in fondo un peccato veniale nella grande impresa (riuscita) di trasformare Babbo Natale in un personaggio buono per Kurt Russell.