La Quinta Onda, la recensione
Senza voler in nessuna maniera svicolare clichè e standard dei film d'azione al femminile, La Quinta Onda non riesce mai a trovare una propria personalità
La Quinta Onda, come si conviene al genere, viene da una serie di romanzi e mette una ragazza in una di quelle situazioni in cui fino a una decina di anni fa si trovavano solo i ragazzi. Gli alieni sono arrivati sulla Terra e stanno facendo in modo di eliminare gli umani, sporcandosi il meno possibile le mani. Stremati e costretti a vivere nei boschi gli umani sembra si stiano organizzando in fretta. L’esercito ha deciso infatti di arruolare tutti i ragazzi.
L’avventura di Cassie rifiuta il tema spesso sbandierato dai film del genere dell’unicità, lei non è né una predestinata, né una pedina fondamentale, né “unica” in alcuna maniera, anzi è una tra molte che solo una casualità vuole esterna ai giochi militari (non è salita in tempo sul bus) e quindi in grado di capire e vedere più cose rispetto ai suoi coetanei. Ciò in cui invece il film non è per nulla originale e sceglie di piegarsi al clichè più trito del proprio genere è la parte sentimentale. Anche in La Quinta Onda gli interessi sentimentali sono due, e rispecchiano due diverse anime della protagonista. Il mondo nuovo (un ragazzo atletico incontrato nei boschi) e quello da cui viene (la sicurezza, un ragazzo più sveglio che conosceva già al liceo).
Appoggiato su tutti gli standard più rodati e oliati il film di J Blakeson scorre senza problemi ma non riesce mai a incidere una tacca nella memoria dello spettatore. Sostanzialmente privo di mordente e di componenti realmente uniche (né nella storia né tantomeno dal punto di vista visivo), passa davanti agli occhi senza alcuna personalità. Non riesce nemmeno a trovare il gusto di Alba Rossa per gli adolescenti in guerra per la difesa del proprio pianeta.