Recensione - Diablo III - Stay awhile and listen... again
Ammazzare mostri con i click del mouse non è mai stata un’attività tanto divertente, complessa e raffinata

Diablo III non è solo il frutto di quasi dodici anni di lavoro, ma anche di infiniti ripensamenti, un’apparente insicurezza che da sempre caratterizza, ironia della sorte, una delle aziende più “infallibili” dell’intera industria dell’intrattenimento. Dagli albori ad oggi, Blizzard Entertainment non ha mai sbagliato un colpo, uno status elitario sempre più difficile da difendere ad ogni nuova uscita.

Non deve stupire, dunque, che dal launcher dedicato sino ai menu di gioco, il terzo capitolo della diabolica saga presenti più di un punto in comune con il MMORPG campione d’incassi World of Warcraft, tanto da richiedere una costante connessione ad internet per accedere ai contenuti (sulle cui conseguenze torneremo a breve).
Pur ereditando molte delle caratteristiche dei suoi due predecessori, Diablo III è un gioco pensato soprattutto per l’online, con una cooperativa a quattro giocatori che diventa colonna portante dell’offerta ludica.
Qui è racchiusa l’essenza del gameplay: se i GDR e i MMORPG occidentali (WoW compreso) ci hanno abituato a prendere con attenzione le decisioni sull’evoluzione del proprio personaggio, penalizzando inoltre eventuali ripensamenti successivi, Diablo III scardina completamente questo dogma, semmai incoraggiando continui aggiustamenti nella dotazione delle molte skill. In qualunque momento sarà infatti possibile accedere ad una rapida schermata di assegnazione, dove si potrà cambiare completamente il set di abilità in uso, le due principali mappate sui due tasti del mouse, le restanti sui primi quattro pulsanti numerici della tastiera.
La scelta diventa dunque un elemento fondamentale della formula, costruita sulla capacità di sfruttare al meglio l’efficacia dei diversi mix di skill a seconda delle situazioni di gameplay che si presentano al giocatore. Il level design è stato naturalmente creato per supportare questa meccanica, presentando rapidi avvicendamenti tra aree affollate ora da nemici poco resistenti e in numeri massicci, ora da avversari più isolati ma resistenti al danno. Davvero notevole il design, non che da Blizzard ci si aspettasse di meno: la campagna, divisa in tre atti più un breve epilogo, vi garantirà un continuo cambio di ambientazione, con alcune location davvero memorabili.

Se già quanto sopra testimonia, come da tradizione Blizzard, un bilanciamento notevole, ancora più sorprendente è il lavoro fatto dal punto di vista della cooperativa. In qualunque momento sarà infatti possibile “aprire” la propria partita ad altri tre giocatori (oppure unirsi ad altre già in corso, tramite apposita schermata), continuando a giocare autonomamente (quando si è soli c’è la possibilità di avvalersi di un compagno guidato dall’intelligenza artificiale, di cui è possibile gestire in modo molto limitato skill ed equipaggiamento) fino a quando qualcun altro non farà il proprio
ingresso nella sessione. Tralasciando la quasi-perfezione del matchmaking, che farà sì che i giocatori in ingresso si trovino esattamente nello stesso punto del vostro svolgimento, vale la pena di spendere qualche parola sul concetto di cooperativa in Diablo III.
Quest’ultimo è infatti differente rispetto a quanto il GDR d’azione occidentale ci ha abituato: per quanto collaborare con altri giocatori renda l’esperienza innegabilmente più divertente, e il bilanciamento della difficoltà aiuti a non abbassare troppo il livello di sfida, la cooperazione è in un certo senso molto “libera” e aperta. Ognuno continuerà sostanzialmente a giocare la propria partita, libero di applicare meccaniche collaborative affini al MMORPG, come il tanking, oppure di continuare massacrare nemici come se nulla fosse, godendo dell’altrui compagnia senza che questa imponga forti cambiamenti nello stile di gioco. La stessa filosofia è stata applicata al loot: onde evitare inutili complicazioni, gli sviluppatori hanno fatto sì che il giocatore veda a schermo solo le proprie spoglie di guerra, libero dunque di raccogliere senza creare problemi agli altri giocatori.
Vale la pena di spendere qualche parola anche per la gestione del livello di difficoltà, molto meno flessibile del previsto e conseguentemente non apprezzata da una certa fetta dell’utenza. Effettivamente, la necessità di completare la prima volta la campagna a livello Normale per avere accesso a Nightmare (ossia il livello difficile) e via discorrendo per i successivi livelli, può risultare una forzatura, soprattutto per i veterani della saga, che troveranno inevitabilmente troppo facile la prima passata.
Va anche detto che, gestita in questo modo, e dunque facendo crescere il livello del giocatore di pari passo con la difficoltà, la seconda passata ad Hardcore si rivela molto più divertente. Con il personaggio a circa metà strada verso il cap (fissato a 60), e quindi con la maggior parte delle abilità già sbloccate e un equipaggiamento discreto, il gameplay trova finalmente il suo punto più alto.
Quanto alla modalità Hardcore, essa non offre alcun particolare incentivo, se non il notevole brivido della morte permanente del personaggio. Cambia anche in parte il modo di giocare, dato che dovrete costringervi ad un progresso più lento e ragionato, radente il grinding in certi casi, così da limitare le possibilità di perdere per sempre il vostro personaggio – cosa che, peraltro, potrebbe comunque succedere nonostante tutte le precauzioni. Riuscire ad arrivare sino al level cap con uno di questi personaggi restituirà una soddisfazione notevole, seppure limitata alla sfera personale.

Al momento della stesura di questa recensione, né le aste con soldi reali né il PVP sono ancora stati integrati nel gioco: ci riserviamo naturalmente di tornare con approfondimenti dedicati su questi importanti aspetti.
Nel complesso, Diablo III rappresenta il perfetto dungeon crawler: bilanciato, molto più profondo di quanto una prima occhiata potrebbe suggerire, dotato di una cooperativa online straordinariamente leggera e non invasiva. Si poteva fare qualcosa meglio, o diversamente? Di certo, l’elemento meno gradito è la necessità della costante connessione online. Sebbene i problemi tecnici iniziali di Blizzard sembrino ormai definitivamente risolti, non permettere il single player in modalità offline è decisamente una scelta discutibile, solo parzialmente giustificata dal ritorno in termini di gameplay che questo concede.

Questi difetti (e altri emersi dalle centinaia di recensioni e discussioni online – Diablo III non solo intrattiene, ma ognuno sembra trovarci i propri pro e contro, ndr) non sono a nostro parere compromettenti per la qualità generale del prodotto, ma non c’è dubbio alcuno sul fatto che deluderanno coloro meno propensi ad accettare scelte sostanzialmente radicali da parte di Blizzard. L’importante è sapere a cosa si va incontro, e prendere la propria decisione di conseguenza.
Di certo, ammazzare mostri con i click del mouse non è mai stata un’attività tanto divertente, complessa e raffinata, e proprio questo rappresenta l’essenza di Diablo III.
Tipologia di Gioco:Diablo III è un hack'n'slash a sfondo fantasy con elementi ruolistici, questi ultimi limitati al sistema di skill e crescita del personaggio. A definire il prodotto sono il combat system, apparentemente semplice ma supportato da un complesso sistema di abilità e conseguenti build, la cooperativa online, non invasiva e molto ben bilanciata, e la rigiocabilità. In particolare, finire una sola volta il gioco andrebbe "contro" la sua natura, in quanto il gameplay è stato studiato per dare il meglio di sé alle successive passate.
Come è Stato Giocato: