Recensione - Dragon's Dogma - L'anno del dragone
Alcune radicali scelte di game design e la mastodontica offerta ludica potrebbero scoraggiare i giocatori meno pazienti

Dragon’s Dogma non è un GDR per tutti. Nonostante il bizzarro team messo insieme da Capcom (tra le cui fila militano Itsuno e Kobayashi, noti per i loro contributi a Resident Evil e Devil May Cry) abbia mantenuto come obbiettivo quello di creare un titolo il più possibile adatto ai gusti occidentali, il risultato è ben diverso da quanto i fan di Skyrim potrebbero aspettarsi. Senza raggiungere i picchi di sadismo e frustrazione tipici di Demon’s e Dark Souls, alcune radicali scelte di game design e la mastodontica offerta ludica potrebbero scoraggiare i giocatori meno pazienti, o semplicemente sprovvisti di decine di ore da dedicare a un singolo prodotto.

il mondo. Prendere in prestito la pedina di un altro giocatore porterà al proprietario notevoli benefici, dato che il personaggio di supporto ricorderà i percorsi effettuati, rendendo più facile lo svolgimento di alcune quest, ed eventuali nuove tecniche utili all’abbattimento dei nemici. La concessione in prestito della propria pedina avverrà in maniera del tutto automatica, e il giocatore potrà continuare a disporne anche quando altri ne staranno facendo uso.Per quanto non raggiunga le vette di stile toccate da From Software con Dark Souls, l’integrazione con l’online adottata da Capcom rappresenta un’idea innovativa per il GDR d’azione, in grado di rendere meno solitario il girovagare per le terre di Gransys senza rinunciare a un game design sostanzialmente pensato per il single player.
Per quanto a fare da contorno ci sia naturalmente una trama, sulla quale torneremo a breve, il cuore del gameplay di Dragon’s Dogma è rappresentato dal combat system. Influenzato dalla scelta della classe (Guerriero, Arciere o Mago, più altrettante specializzazioni accessibili passata qualche ora di gioco), quest’ultimo si presenta interamente in tempo reale, con forti influenze da titoli action di spessore. Scegliere ad esempio la classe del Guerriero e non riconoscere una propensione al grapple tipica di Devil May Cry sarà impossibile, mentre mago ed arciere sembrano usciti da un MMORPG di ultima generazione.

Se già le battaglie contro i gruppi di nemici più comuni sapranno scatenare uno spettacolo di tutto rispetto a schermo, i momenti migliori saranno quelli dedicati agli scontri con i boss, alcuni legati al completamento di specifiche quest, altri semplicemente casuali durante l’esplorazione delle vaste terre di Gransys. Anche in questo caso, il team di Capcom ha integrato una soluzione originale nell’ambito GDR, seppure derivata dal brand Monster Hunter: tramite la pressione di uno specifico tasto sarà possibile aggrapparsi ai mastodontici boss e scalarne il corpo, così da rimanere sempre a portata di tiro.
determinante per l’andamento di alcune fasi, ma non si presenterà con grande frequenza.Purtroppo, come accennato in apertura, la fruibilità di Dragon’s Dogma è compromessa da una scelta di game design molto radicale: gli spostamenti tra un luogo chiave e l’altro della mappa richiedono molto tempo (fino a quindici, venti minuti) e le quest costringeranno spesso al backtracking. Dove molti altri titoli hanno aggirato questo ostacolo semplicemente fornendo al giocatore una cavalcatura o un sistema di fast travel, il titolo Capcom non fa nulla di tutto questo. Sarete semplicemente obbligati ad attraversare la mappa a piedi, perdipiù affrontando il costante respawn di tutti i nemici sparsi sul territorio, i quali appariranno nuovamente ogni volta che vi fermerete in una locanda a riposare.
Scelte di game design tanto determinanti per la fruibilità di un prodotto dovrebbero sempre essere lasciate al giocatore sotto forma di alternativa, così come è stato per Skyrim e molti altri titoli precedenti. Il problema dei lunghi trasferimenti rischia infatti di rendere impossibile godersi il gioco da parte di coloro che non possono contare non solo sulla pazienza, ma anche sul tempo materiale necessario per investire in Dragon’s Dogma una mole di ore così elevata. Le scelte radicali, se motivate a livello stilistico e contenutistico, possono addirittura valorizzare un certo tipo di prodotti, ma l’esasperazione, soprattutto se infondata, non può essere condivisa.

Dal punto di vista grafico, Dragon’s Dogma si fa apprezzare per la bontà di alcuni scorci, ma difetta di personalità, laddove a Gransys finisce per mancare un’identità riconoscibile. Positivo invece il design di molte creature ostili, ispirate perlopiù alla mitologia classica. Il comparto audio presenta qualche traccia non male, ma la varietà non è certo sufficiente a coprire le almeno trenta ore di gioco. Il doppiaggio in inglese non è purtroppo dei migliori, e le frasi ripetute di continuo dalle pedine finiranno per stancare molto prima del tempo.
La mancanza di rifiniture non si limita purtroppo al solo comparto grafico: l’approssimativa contestualizzazione di alcune quest, l’inventario molto scomodo e l’incedere generalmente caotico fanno rimpiangere un lavoro più attento, che avrebbe potuto dare al prodotto molte più chance di essere largamente apprezzato.
Dragon's Dogma è un action RPG free roaming, dove la tradizione ruolistica occidentale si sposa ad alcune nuove idee implementate dal team orientale di Capcom. Su tutte, spicca senza dubbio l'introduzione delle Pedine, personaggi controllati dall'intelligenza artificiale in grado di aiutare il protagonista, i quali possono essere scambiati con i giocatori di tutto il mondo tramite i server online.
Come è Stato Giocato:Abbiamo completato la campagna di Dragon's Dogma con oltre 30 ore di gioco sulle spalle, scambiando la nostra pedina con quelle di moltissimi altri giocatori. La nostra versione Xbox 360 ha rivelato una buona ottimizzazione tecnica: frame rate sempre stabile e un'esperienza assolutamente bug free hanno reso molto scorevole il playthrough.