Recensione: Ipotesi di Complotto, il Blu-Ray Disc
Ipotesi di Complotto arriva in Blu-Ray Disc con una rimasterizzazione eccellente sia nel comparto video che in quello audio...
Il sottoscritto aveva premiato come Miglior Restauro il Blu-ray Disc de Lo Straniero senza Nome perché il rimaneggiamento era limpido, fedele e dignitoso nei confronti dell’originale pellicola.
Visionando il disco Blu-ray di Ipotesi di Complotto di Warner Bros. non si può che riassaporare quel senso di meraviglia provato nell’ottobre 2013. Perché, anche se la digitalizzazione ha fatto passi da gigante, è sempre raro godere di un’edizione Home Video che si preoccupi in ugual dose di attrarre il collezionista e al contempo soddisfarlo con un versante tecnico di qualità. Ebbene, Ipotesi di Complotto è questa eccezione.
Tra le finezze del quadro spiccano le texture e i solidi delineamenti del vestiario; gli abiti in jeans di Fletcher sono stropicciati, increspati e disordinati mentre il tailleur di Alice è semplice, lineare ed esteticamente pulito. La cromaticità della traccia in MPEG-4 AVC con aspect ratio 2.40:1 è variegata: la luce delle sequenze giornaliere esagera col biancore proveniente dalle finestre per poi perdersi nelle guide notturne quando a chiareggiare sono più i lampeggianti blu delle insegne pubblicitarie e le sfocature multicolore (bokeh) della metropoli. I neri sono profondi, densi e non evidenziano problematici rumori grazie anche ad una gamma dinamica performante che si evolve elegantemente tra scenari diurni e serali. La digitalizzazione dell’originale anamorfico in pellicola 35mm non cancella la puntinatura della grana : la paura di un impiego distruttivo di filtri DNR e Edge Enhancement è scongiurata.
L’ascolto di Ipotesi di Complotto non è certo quieto. Se è vero che è un thriller che intercetta, impiega ed esaurisce il talento di Gibson nel ruolo del paranoico, è anche vero che i dialoghi nati da questa follia non sono mai piatti, mono canalizzati o relegati al solo canale centrale. Il mix sfrutta i tre diffusori frontali con dinamismo spostando le voci sull’asse orizzontale; una minuzia interattiva di non poco conto.
Il ritmo è tachicardiaco e, quando il regista ferma le voci, ecco che esplodono i canali posteriori con fiammate, scoppi e sonorità urbane che garantiscono una profonda esperienza surround.