Recensione - The Witch and the Hundred Knight - ME-TAL-LI-A!
quando l'essenza di un titolo è così bizzarra ed arzigogolata occorre veramente provare ad ascoltare la vocina in testa

Nippon Ichi Software è una di quelle compagnie che va fiera del suo essere smaccatamente giapponese, di tenersi ancorata a generi ed iconografie magari di poco richiamo per la maggior parte dei giocatori occidentali, ma che in patria e presso una nicchia oltreoceanica hanno un indiscutibile fascino. Così, tra un Disgaea e un altro, infilandoci in mezzo una miriade di titoli dal valore altalenante, ma (quasi) sempre dotati di un certo carisma, si è arrivati a The Witch and the Hundred Knight, uscito in esclusiva per PlayStation 3, un action RPG che conferma, ancora una volta, il carattere unico delle produzioni della compagnia giapponese.

Quindi, Metallia, l'Hundred Knight, ed un corollario, come da tradizione del team di sviluppo, di personaggi più che bizzarri, compreso uno strambo maggiordomo che proprio non riesce, nonostante gli innumerevoli richiami, a pronunciare per interno il nome della sua padrona, tirati dentro una vicenda dall'andamento che a tratti fa fatica ad appassionare, ma risulta nel complesso comunque godibile, per i suoi toni fuori le righe, per i suoi eccessi, per le sue diramazioni nel finale (tre saranno i finali a disposizione del giocatore, che si dipaneranno a seconda di alcune scelte effettuate). La strega vuole solo ridurre in palude tutto il regno che abita, uccidendo le sue compagne fattucchiere e, in generale, chiunque tenti di ostacolarla, e tutto sommato la si asseconda con piacere, perché, si sa, il male ha comunque un suo certo fascino.

Il buffo cavaliere nero può essere equipaggiato con cinque armi diverse, ed ognuna di esse appartiene ad una tipologia (da taglio, contundente, magica) e reca impressa la facciata di un dado. Ogni nemico è vulnerabile ad una tipologia in particolare, quindi è cosa buona e giusta avere almeno un esemplare di ogni tipologia, così come lo è equipaggiare le armi in sequenza, seguendo l'ordine del numero impresso sul dado, in maniera da ottenere un bonus per il danno e attacchi aggiuntivi. L'idea funziona, stimola a cambiare spesso il proprio equipaggiamento, anche perché si trovano nuove spade, lance, bacchette, martelli in quantità industriale, stimolando così anche il senso di progressione e la ricerca del bottino. Ad una più attenta analisi, si ha ragione della stragrande maggioranza dei nemici con combinazioni standard, ma tutto sommato va bene anche così, non ci si ritrova tediati dallo stare sempre a cambiare la propria configurazione d'attacco.

Più che capire se The Witch and the Hundred Knight funzioni, un giocatore deve provare ad immaginare se possa funzionare per lui, perché quando l'essenza di un titolo è così bizzarra ed arzigogolata occorre veramente provare ad ascoltare la vocina in testa, perché se dice “lascia perdere” o “massì, vediamo” un motivo c'è. Ci si mette anche un comparto grafico che non rende giustizia alla buona direzione artistica a far alzare un sopracciglio, latitando soprattutto nella mole poligonale dei personaggi, dei quali quasi si fa fatica a riconoscere i contorni. Poi magari, col sopracciglio alzato, ci si può mettere a canticchiare il coretto del tema principale, e qualcun'altra delle altre melodie, semplici, ossessive ma accattivanti, che compongono la colonna sonora, e intanto procedere, pad alla mano, nei livelli, dando sempre meno peso agli inutili orpelli, disinnescandone il potenziale di rottura con un po' di santa pazienza. Ci si può accorgere allora che l'esperienza di gioco più basilare, quella squisitamente action RPG, è capace di restituire una buona dose di divertimento, che la qualità del gioco viene fuori sul lungo periodo, che in fondo la sua bizzarria piace. E' una possibilità, ma non è detto che accada.
Tipologia di Gioco:The Witch and the Hundred Knight, sotto la marea dei più o meno utili orpelli del gameplay, è un action RPG vecchio stile.
Come è Stato Giocato: