[Roma 2013] Hunger Games: la Ragazza di Fuoco, la recensione
Compatto e coinvolgente, Hunger Games: la Ragazza di Fuoco riesce nel difficile compito di superare il primo episodio della saga tratta dai romanzi di Suzanne Collins...
Quando l'anno scorso è uscito in tutto il mondo Hunger Games, già si parlava del fenomeno straordinario che stava generando: i fan dei romanzi di Suzanne Collins avevano preso d’assalto i cinema (soprattutto negli Stati Uniti). In Italia l’uscita era prevista con diverse settimane di ritardo, e così noi approfittando di un viaggio a Londra abbiamo recensito e videorecensito il film (assieme agli amici di ScreenWeek). Di questa pellicola ci avevano stupito diversi aspetti, dall’interpretazione della protagonista Jennifer Lawrence (che solo qualche mese fa ha vinto l’Oscar per Il Lato Positivo) alla bravura del regista Gary Ross, in grado di descrivere un mondo post-apocalittico e un contesto molto vasto con mezzi relativamente ridotti.
La buona notizia è che, per molti motivi, questo problema non si è verificato. Hunger Games: la Ragazza di Fuoco da un lato prende le distanze dal primo film (sul piano stilistico, degli scenari e quindi anche del budget coinvolto), dall’altro ne sviluppa e amplia la storia, le tematiche e i personaggi, approfondendo alcuni aspetti che nel primo episodio erano stati (volutamente o necessariamente) messi da parte. Francis Lawrence, che si occuperà anche dei due episodi successivi, fa suo il franchise e decide di non seguire pedissequamente le scelte stilistiche di Ross (addio camera a mano e dettagli, insomma). Con il ritmo serrato dettato dalla solida sceneggiatura di Simon Beaufoy e Michael Arndt, Lawrence dirige la pellicola in maniera convenzionale, valorizzando i vari aspetti produttivi (costumi, scenografie, effetti speciali) e concentrandosi sull’azione e le interpretazioni. Sul piano narrativo, la storia è stata divisa in due blocchi ben distinti. Nella prima parte, incentrata sul tour dei Vincitori, il regista prende il suo tempo e approfondisce maggiormente il contesto, mostrando la situazione a Panem dopo i 74esimi Hunger Games e i rapporti tra i personaggi. La seconda è l’Edizione della Memoria, con scene d’azione spettacolari che conducono a una serie di colpi di scena.
E’ proprio il finale a lasciare l’amaro in bocca: chi scrive ha deciso volutamente di leggere i rispettivi romanzi solo dopo aver visto ciascun film, e nel caso della Ragazza di Fuoco l’impressione è che per chi non conosce la storia il finale sia davvero troppo aperto. Certo, può sembrare un difetto così come un grande pregio, ma è auspicabile, anche nelle saghe cinematografiche, una certa autoconclusività dei vari episodi: in questo senso La Ragazza di Fuoco sembra dirigersi più verso un taglio seriale che filmico.