Safe House - Nessuno è al sicuro, la recensione
Safe House - Nessuno al Sicuro doveva essere un film tagliato sui suoi due attori e così è. Uno però ruba la scena all'altro...
Sempre più uguale a se stesso e sempre più ricco di sfumature Denzel Washington è il corpo che dà movimento diretto o indiretto a Safe House - Nessuno al Sicuro.
E' proprio nell'alternanza dell'attenzione dello spettatore sul parlato, sui dialoghi tra i due attori che occupano tutta quella parte di film che non è occupata dai pure buoni inseguimenti e agguati, che Denzel Washington schiaccia Reynolds e conquista la luce in un film che lo mette più a suo agio del solito. Sarà che il personaggio di chi la sa lunga sulla vita, sulla violenza e sui complotti sembra essere dentro un attore che lo porta con sè anche nei film più improbabili.
Il resto è un inizio molto canonico da spy-movie e un finale altrettanto canonico da western, in cui lo showdown viene annunciato da silenzi, solitudini e destini che paiono già scritti dalla solidarietà maschile. E in cui c'è Brendan Gleeson, che da solo già è metà dell'idea di West moderno.