[San Sebastián] Argo, la recensione
Una storia incredibilmente vera che ricorda i migliori thriller degli anni ‘70, girata alla grande da un Ben Affleck sempre più convicente dietro la macchina da presa...
Siamo a tre. Ormai non si può più avere dubbi, Ben Affleck è un ottimo regista, non perfetto, ma sicuramente uno di quelli che se non avesse avuto anche una carriera da attore (e un Oscar da sceneggiatore per Will Hunting) sarebbe stato al centro di meno pregiudizi.
Argo è il titolo di quel film che non fu mai realizzato, ma che davvero ebbe una conferenza stampa e gente che si impegnò nella sua realizzazione, o almeno nel renderlo credibile. Sembrano i presupposti per una commedia, e qualche elemento ironico c’è, ma il film di Affleck è soprattutto un bel concentrato di tensione, un dramma in cui si vive fianco a fianco con “gli ostaggi” senza che ci sia mai una piccola sbavatura. E’ vero, come lo stesso regista ha affermato durante la conferenza stampa al San Sebastian Film Festival dove ha presentato il film, “abbiamo aggiunto alcuni elementi di fiction per creare un climax finale, del resto una pellicola del genere deve anche intrattenere”, ma si tratta di piccoli elementi che non nuociono al valore generale del film che, al contrario, dati i recenti assalti alle ambasciate americane, sembra più attuale che mai.
Vale la pena menzionare almeno un paio di scene, quella del pulmino che passa in mezzo alla folla e la recita finale all’aeroporto. Si tratta di due tipologie di sequenze che si vedono in tanti film, eppure Affleck le gira senza dissipare neanche un briciolo della suspense accumulata precedentemente. A livello recitativo si dirige bene, il suo è forse il personaggio più presente, ma al contempo silenzioso, mentre la scelta di Goodman e Arkin per due ruoli marginali, risultano comunque vincenti visto che nonostante il poco spazio a disposizione, riescono comunque a rendere più leggero il film. Unico neo della pellicola è il finale, non tanto l’esagerazione dell’inseguimento in sè, quanto certo patriottismo didascalico. Argo è un film politicamente equilibrato, per come viene presentata la situazione al momento dell’attacco all’ambasciata si è portati a parteggiare per gli iraniani e le loro rivendicazioni e così quello scampolo di nazionalismo finale risulta un po' fuori luogo (ma Affleck aveva un po' sbagliato anche il finale di The Town).
PS: vale la pena rimanere in sala e vedere i titoli di coda con il confronto tra le immagini reali di quel periodo e quelle ricostruite per il film. E’ molto emozionante e testimonia l’accuratezza della ricostruzione storica operata dalla troupe tecnica di Affleck (dentro cui lavora il grandissimo direttore della fotografia Rodrigo Prieto, braccio destro solitamente di Inarritu).