Sei mai stata sulla Luna?, la recensione
Andare dalla città alla campagna in Sei mai stata sulla Luna? è, ancora una volta, spostarsi da un presente che rifiutiamo ad un passato che desideriamo
Al pari di molta commedia recente infatti anche in Sei mai stata sulla Luna? la storia è quella di una persona che si sposta dalla città alla provincia, dal Nord al Sud, dalla vita pienamente moderna (grattacieli, auto di lusso, tecnologia, moda…) ad una il più possibile rurale e antica (campi da coltivare, dinamiche da paese, un buon prete…) e anche in questo caso l’opposizione tra i due stili di vita, e quindi tra le due dimensioni dell’Italia, è il centro vero del film.
In Sei mai stata sulla Luna? ogni personaggio è definito in base al suo rapporto con la modernitàLo stile con cui la commedia traccia la sua parabola è quello di Paolo Genovese (più Immaturi che Una famiglia perfetta), sempre pronto a sacrificare un po’ di sofisticazione per un po’ di estetica, mai eccessivamente legato alla plausibilità (la protagonista è una giornalista di un periodico di moda che gira in Maserati) e più incline ad usare il linguaggio audiovisivo della commedia sofisticata americana (quella del reddito sempre alto, della bella vita e del sogno che vince sempre su ogni possibile realismo). Non mancano nemmeno i collage musicali.
In questo contesto a fallire allora è proprio la commedia. A Sei mai stata sulla Luna? manca totalmente il ritmo giusto, come una macchina che si ingolfa e riparte di continuo. La sceneggiatura è scandita con grande povertà di spirito e le gag non si vergognano di rimestare nel già sentito, nella ripetizione di quello che possiamo attenderci da ogni situazione. Ma la mancanza più grave, quella che si fa sentire di più, è l’intuizione di quale sia il punto di vista divertente sugli eventi narrati, o in altre parole, come mai questa storia vada raccontata in forma di commedia e non (per dire) di dramma.