A Simple Life - la recensione
[Venezia 2011] Solo il cinema asiatico poteva regalarci un ritratto così soffuso e minimalista di due esseri umani, del loro rapporto e del mondo che li circonda...
Fin dal titolo A Simple Life sembra ricalcare certe operazioni buoniste del cinema americano (ma anche del nostro), inni alla vita e alla tranquillità che spesso sono la scusa per film conservatori, senza idee e semplicemente strappalacrime senza un'idea precisa di come fare a prenderle con classe. Questo film non è così, questo film parla davvero di una vita semplice.
Non vi aspettate improvvisi drammi, parenti serpenti che sbucano nell'ombra o tragiche congiure, A simple life è un film che se lo vede Miyazaki si commuove (come ho fatto io del resto), un film in cui le persone cercano di essere brave persone e di comportarsi bene. Tutte. Ma contrariamente a quanto accade quando il cinema vuole raccontare storie di buoni con toni buoni, qui il ruffiano è ridotto ai minimi termini e qualsiasi sospetto di allisciamento del pelo dello spettatore che potete avere mentre leggete questa recensione è solo dovuto alle vostre esperienze cinematografiche negative in materia.
A Simple Life gioca d'attesa, si acquatta mentre sembra raccontare cose normali e nelle pieghe di eventi apparentemente poco importanti inserisce dettagli di una delicatezza e una sensibilità micidiali. Non è tanto nello svolgersi degli eventi che sta il segreto di questo film, quanto nella tenacia con cui i personaggi entrano sottopelle allo spettatore a furia di normalità per poi fuoriuscirne al minimo movimento del cuore.
Se non vince qualcosa al Festival di Venezia, il mondo è un posto ingiusto.