Smetto Quando Voglio - Masterclass, la recensione
Il sequel di Smetto Quando Voglio centra l'action comedy anni '80, lancia una saga con una coerenza comica e d'azione che commuovono
Con un po’ meno di commedia rispetto al precedente (ma tutta compressa in determinati momenti esilaranti) e molta più azione, stavolta la banda è assoldata dalla polizia per agire al di fuori della legge, trovare le smart drugs sconosciute e quindi ancora legali, sequestrarle, capirne la composizione e passarle a loro così che le possano inserire nell’elenco di quelle illegali. Si armano, si strutturano, prendono nuovi membri (un medico mai specializzato che fa combattimenti illegali in Thailandia, un ingegnere che vende armi in Laos) ed entrano in azione.
E qui sta ciò che stupisce davvero del film di Sydney Sibilia (scritto stavolta con Luigi Di Capua e Francesca Manieri), la capacità di fare un’action comedy che (fatto totalmente inedito nel nostro paese) sposti il baricentro verso l’action, scegliendo di trascurare un po’ la parte comedy. Un passaggio epocale, soprattutto per come è riuscito.
Non a caso allora questi eroi quotidiani, così radicati nell’ordinario e nel piccino, ma anche sorprendentemente in grado di essere protagonisti di una storia avventurosa, con tutto il grottesco dato dal mantenere parte della loro inadeguatezza, non somigliano ad eroi moderni ma a quelli del cinema anni ‘80 statunitense. Lontani dagli infallibili e inesorabili protagonisti d’azione anni ‘90 e ovviamente dai supereroi degli anni 2000, i ricercatori sono più come I Goonies: persone ordinarie, non diverse dal pubblico, che si trovano però in un contesto straordinario. Invece che entrare loro in un mondo avventuroso (come avviene agli agenti segreti, prelevati e trasportati altrove), è il mondo avventuroso che entra nel loro, che viene scovato nei sotterranei di ingegneria dove vengono conservati i prototipi delle tesi sperimentali o nei cantieri dei dipartimenti di ingegneria navale. Con la sua fotografia a doppia dominante, che rende ogni frame un luogo altro, strano, diverso, unico, l’epopea di Smetto Quando Voglio ha sempre un piede nel concreto ma non per la sua plausibilità (non c’è) quanto perché sa trovare ogni volta un modo di trasfigurare i luoghi del quotidiano in ambienti perfetti per l’avventura.