Sofia, la recensione
Tramite la storia di una donna incinta in un paese che non lo accetta senza matrimonio, Sofia lavora benissimo sugli esseri umani
Che Meryem Benm'Barek-Aloïsi sia un vero talento è evidente innanzitutto dal fatto che in Sofia non ci sia nemmeno un’inquadratura in più del necessario. Nemmeno quelle introduttive! Il film infatti parte a bomba con una scena in cui vediamo una famiglia dal buon tenore di vita che festeggia a tavola un accordo con un’altra persona: faranno un’azienda agricola, un gran business, tutti sono felici. Intanto in cucina Sofia, la figlia dei padroni di casa, non sta benissimo, la cugina che è medico le controlla la pancia, capisce gli stimoli e deduce che non solo è incinta ma che sta partorendo adesso, lei nega, i pantaloni si macchiano, le si sono rotte le acque. Le loro facce dicono tutto: è una tragedia vera. Un cartello all’inizio ci ha avvertito che per la legge marocchina il sesso fuori dal matrimonio è punito con un anno di carcere (per entrambi i coinvolti). La situazione è già incredibile ma a fare la differenza sono i dettagli visivi.
C’è quindi in Sofia il mondo della famiglia altoborghese, preoccupato di non vedere rovinata la reputazione ora che sta per partire il grande affare, e quello di Sofia che pare una reietta già da prima di rimanere incinta. Nessuno lo dice questo ma è sempre più evidente da come si muove e come si abbiglia o trucca, da come non sa mediare con furbizia come la cugina o come l’astuta madre (popolana) dell’uomo che l’ha messa incinta (un altro che non viene presentato proprio come una cima).
Attraverso di loro emerge un Marocco che, raccontato Meryem Benm'Barek-Aloïsi, sembra un luogo in cui la legge la fanno gli uomini e la mancanza di parità di diritto crea un universo clandestino: quello delle donne. Come la mancanza dello stato genera il crimine organizzato qui la mancanza di parità è un vuoto in cui si inseriscono le donne, creando un proprio mondo di regole, decisioni, inganni e trame. Escluse dai processi decisionali ufficiali sono lo stesso loro a risolvere tutto mentre gli uomini sono ebeti, muti, fuori da tutto. Sofia, quel brutto anatroccolo, un po’ vigliacco e per nulla scaltro, è solo la carta matta che serve a Meryem Benm'Barek-Aloïsi, che è cinica come le vere registe e non pare troppo attaccata alla sua protagonista, per mostrarci quest’universo.