SpongeBob - Fuori dall'Acqua, la recensione
Rigidamente diviso in due SpongeBob - Fuori dall'Acqua contiene sia il meglio della serie televisiva, sia ciò che di pessimo può fare il cinema per bambini
Disney e Pixar, ma anche Dreamworks e Blue Sky ogni tanto, riescono con abilità a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, cioè a bilanciare l'esigenza di avvincere il pubblico sotto i 12 anni per vendere quanto più merchandising è possibile e riuscire lo stesso a mettere in scena degli ottimi film, che funzionino anche al di là della vendita di prodotti accessori. SpongeBob - Fuori dall'Acqua invece oscilla tra l'episodio televisivo ben fatto e il film più bieco.
Le due trame si incontrano quando è chiaro che è stato il pirata a rubare la formula per vendere lui i panini in superficie e quindi SpongeBob e tutti gli altri personaggi protagonisti dovranno uscire dall'acqua per recuperarla.
Si direbbe che due team diversi hanno scritto la parte sott'acqua e quella in superficie, tanto la seconda è banale e piegata sui soliti espedienti da quattro soldi utili tenere desta l'attenzione infantile quando non si hanno idee vere. E invece al timone c'è sempre Paul Tibbit (storico coproduttore e showrunner della serie). I personaggi vengono temporaneamente trasformati in supereroi per combattere il pirata, dando vita ad un colossale scontro che non ha niente della creativa demenzialità con cui, nella prima scena, Plankton tenta uno dei suoi clamorosi attacchi alla formula, e mostra anzi soluzioni pacchiane e trite. Quando il film esce fuori dall'acqua scompare l'acume e il divertimento per lasciare posto alla più smielata morale sul "gioco di squadra" e all'esibizione di azione senza un vero perchè dietro. Non c'è nemmeno più la citazione o la presa in giro dei film e dei cartoni più scemi ma solo la copia delle cretinerie che quei cartoni contengono.