Star Trek Beyond: la recensione
La nostra recensione di Star Trek Beyond di Justin Lin
La stessa identica filosofia è stata adottata fin dall’inizio nel rilancio sul grande schermo del brand Star Trek. J.J. Abrams, che qui lascia il testimone a Justin Lin, ha più volte ribadito di aver realizzato la propria idea di film d'avventura inquadrandola nell’universo del Capitano Kirk. Il pubblico è ovviamente libero di rifiutare quest’approccio, ma chi ha dato fiducia ai due precedenti capitoli apprezzerà nel film di Lin la naturale evoluzione dello spirito abramsiano: prendere in carico un film con un marchio già avviato infarcendolo di tutto ciò che risponde al proprio immaginario. È come avere a disposizione una vettura d’epoca e modificarla con i pezzi delle nostre auto preferite: l’importante, alla fine, è sentirsi a proprio agio nel guidarla.
Sostituendo ai lens flare le inquadrature oblique, Lin si appropria del film con attenzione e cura sia per le ambientazioni che per i personaggi: alterna umorismo e pathos in maniera scientifica e nel ritmo vorticoso della vicenda inserisce lunghe sequenze di presentazione dei mondi che l’Enterprise raggiunge. È lo stile adottato da molti JRPG quando i protagonisti entrano in una nuova ambientazione: l’arrivo della nave in un luogo maestoso e scintillante ricorda un filmato introduttivo dei vecchi Final Fantasy, condito dalla potenza del 3D e amplificato da un paio di decenni di evoluzione della CGI.
La forza dell’Enterprise poggia su un unico grande paradosso: il cosmopolitismo galattico dei paladini della Federazione deve fare i conti con la solitudine di un equipaggio perennemente immerso nella vastità dell’infinito: sempre lontano, da qualunque luogo. E la squadra, ancora una volta, è in gran forma. Lin fa interagire tutti come un gruppo navigato, che ha fatto di necessità virtù trasformando la coabitazione forzata in una comunità di intenti e in un’avventurosa famiglia. È anche per questo che la ritrovata voglia di unità nasce proprio dallo shock della separazione e un rinnovato senso di speranza viene declinato in maniera sincera e senza alcun cenno di sentimentalismo: “Cosa farei senza di lei, Spock?” chiede Kirk; Spock lo guarda senza rispondere.
Oltre a garantire intrattenimento e spettacolo, Star Trek Beyond grida che questa saga può spingersi oltre e andare potenzialmente ovunque, finché avrà la fiducia del pubblico, per ribadire concetti semplici. E se la semplicità è l’ultimo stadio della complessità, l'equipaggio dell'Enterprise è pronto a ribadire la banalità del bene: la paura della morte ci tiene in vita, ma è meglio morire salvando vite che vivere portandone via.