Suzhou River, la recensione
Uno dei migliori film cinesi degli anni 2000 e forse l'espressione migliore del cinema giovanile torna in sala
La recensione di Suzhou River, il film che torna in sala restaurato dal 14 luglio
Con esattamente quella punta svogliata di noir che sì trova anche in uno degli episodi di Hong Kong Express, Suzhou River racconta di un incontro criminale e poi, tempo dopo, di un secondo incontro con quella che pare la medesima donna ma (forse) non lo è. Non è l’ossessione di La donna che visse due volte (non c’è la trasformazione di una persona in un’altra per il piacere di un uomo), è il cercarsi in un luogo in cui le persone si perdono e le storie sembrano più facili da trovare degli esseri umani. Ambientato a Shanghai il film si apre subito con il fiume del titolo, navigando il quale il protagonista vede persone che rappresentano storie e possibilità. Quella del film sarà una di queste storie di incontri fugaci e strani che condizionano una vita intera, un continuo cercare di rivivere quei sentimenti, ritrovare quella persona, riagganciarsi a quella trama.
Ma più in là di una trama pretestuosa arriva la capacità di Lou Ye di filmare l’essere giovani a Shanghai in quegli anni, bramosia, piccola rabbia e arroganza, il rapporto con gli altri, il desiderio sentimentale maschile, all’interno della cornice delle poche parole e molta difficoltà che caratterizzano il noir occidentale, qui slabrato e ricalzato per le esigenze dei registi della sesta generazione cinese, che (almeno nei loro primi) non volevano fare cinema sociale come i predecessori ma arrivare ad un’idea politica tramite storie personali (come Le biciclette di Pechino o Unknown Pleasures). Nelle grandi città cinesi gli amori sono quasi impossibili da realizzare perché sembra sempre che la folla, il caos, gli impegni, l’intrecciarsi di tante trame diverse complottino contro gli individui. Non è più il tempo il nemico (come nel melò classico, in cui il passare degli anni è la vera scure) ma lo spazio, che sembra fagocitare le persone e restituirle diverse (come il protagonista di Angeli perduti che quando si innamora diventa biondo).