The DioField Chronicle, un gioco di ruolo dal sapore unico | Recensione
The DioField Chronicle è un gioco di ruolo dal sapore unico, forte di alcune meccaniche provenienti dagli RTS di stampo occidentale
Passano i mesi e Square Enix non sembra puntare molto su The DioField Chronicle. Pochi trailer, poca copertura mediatica e, in generale, la software house nipponica preferisce concentrarsi sui grandi nomi in arrivo nel 2023. Una scelta che, dopo aver potuto testare con mano il titolo in questione, non sappiamo davvero spiegarci. Abbiamo passato le ultime settimane a combattere numerose battaglie nel Regno di Alletain, scoprendo le sfumature di un’opera che avrebbe meritato tutt’altro trattamento.
UN IMPERO IN GUERRA
La storia di The DioField Chronicle ci mette nei panni di Andrias Rhondarson, un combattente a capo del gruppo noto come Blue Foxes. Al suo fianco troviamo il suo amico d’infanzia Fredret Lester, l’arciere Iscarion Colchester e il mago Waltaquin Redditch. Il team, insieme alle unità che sarà possibile reclutare nel gioco, si troverà a dover combattere per riportare l’ordine sull’isola di DioField, in preda al caos della guerra.
Questo è leggermente meno problematico nella seconda metà dell’avventura, dove i nodi vengono al pettine e si nota una maggior coesione nel racconto. Il problema è che, a quel punto, il giocatore medio sarà probabilmente disinteressato all’evolversi degli eventi.
UNO STRATEGICO DI RUOLO
Arriviamo quindi a quello che è il reale punto di forza di The DioField Chronicle: il gameplay. Il titolo prodotto da Square Enix mescola elementi provenienti dagli strategici in stile Fire Emblem, con gli RTS di stampo occidentale. Il risultato è un titolo che non suddivide l’area in caselle all’interno delle quali calcolare le proprie mosse, ma lascia maggior libertà di movimento al giocatore. Giocatore che potrà muoversi all’interno di un determinato spazio, attaccando i propri nemici o interagendo con l’ambiente in stile Rome: Total War. Il tutto, però, potendo accedere a una pausa tattica per decidere come procedere e quali azioni far compiere ai propri personaggi.
Questo stile di gioco si sposa alla perfezione con la presenza di un ridotto numero di unità sul campo di battaglia. Una volta mosse le truppe, infatti, si passa la maggior parte del tempo a combattere con esse attraverso differenti abilità uniche, approfittando così di uno stile di combattimento molto più vicino ai giochi di ruolo orientali. Queste abilità sono suddivise per tipologia di unità e spaziano da spettacolari azioni corpo a corpo alle magie, passando anche per le evocazioni in pieno stile Final Fantasy.
Partita dopo partita, le avventure di Andrias e dei suoi amici entrano sempre più sottopelle, spingendo il giocatore a potenziare le proprie truppe e a dare vita alla propria personale task force in difesa di DioField.

BENE, MA NON BENISSIMO
Vorremmo poter elogiare il comparto grafico o quello sonoro di The DioField Chronicle, ma la verità è che siamo di fronte a un prodotto nella media sotto il profilo tecnico. L’estetica dei personaggi appare abbastanza derivativa, mostrando i muscoli solamente nel design di alcune creature e delle evocazioni, che riserveranno qualche sorpresa per i fan delle produzioni Square Enix. Visto l'ottimo lavoro dei concept artist, infatti, avremmo preferito che lo stile dei disegni 2D emergesse maggiormente dai modelli 3D. Estremamente leggibili, invece, la mappe di gioco, pur senza brillare per innovazione o carisma. Lo stesso si può dire della colonna sonora, che accompagna le vicende, ma si fa dimenticare non appena spenta la console. Chiudiamo, infine, evidenziando l’assenza di sottotitoli in italiano, mancanza che potrebbe scoraggiare i meno avvezzi alla lingua d’Albione.
