The Mist 1x04 "Pequod": la recensione
La recensione del quarto episodio di The Mist, intitolato Pequod
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Il titolo del quarto episodio di The Mist, Pequod, si riferisce alla nave su cui il capitano Ahab dava la caccia alla balena bianca Moby Dick. Il riferimento è rafforzato dalla presenza, a un certo punto, di un fucile-arpione con cui due giovani poco svegli decidono ancora una volta di provocare il male che si annida all'esterno. Più in generale, è il simbolo di una natura che non si lascia imbrigliare dall'uomo e che rimane misteriosa e inafferrabile. Tanto era dovuto come spiegazione, ma The Mist per il resto lascia poco o nulla al fascino dell'esposizione e al piacere dell'analisi. Ancora una volta, non riuscendo a funzionare.
Quanto a sanità mentale anche il resto della cittadina non scherza. In pieno delirio mistico e misticheggiante, nella chiesa di padre Romanov si parla di apocalisse e idolatria, si schiacciano ragni con veemenza per salvare l'anima di una peccatrice e in generale tutto trascende abbastanza la normale decenza umana. Altri esempi di umanità allo sbaraglio si possono individuare nel percorso di Kevin e Mia, che hanno bisogno di una macchina e finiscono per incontrare un uomo che vorrebbe solo andare a cercare il figlio disperso. Il tutto, nemmeno a dirlo, termina nel modo più esagerato e melodrammatico, tra spari, urla e pianti.
The Mist non si priva di nulla. Rende assassini i suoi protagonisti, uccide animali, bambini e coerenza narrativa, ci fa odiare l'intera cittadinanza. E comunque non riesce mai a sollevarsi dalla propria piattezza.