Tiro Libero, la recensione
Una storia che sembra una parabola di conversione, Tiro Libero appesantisce con un'enfasi incredibile una storia in cui è difficilissimo identificarsi
Con pochissime sequenze all’inizio e giocate molto male, in maniera fasulla, ad un ritmo che non è quello del vero sport e con una meccanicità che fa intuire immediatamente l’artificio, la pallacanestro vera è confinata solo in quella scena, il resto del film sarà invece una parabola da catechesi sull’uso dei talenti e sulla conversione ai veri valori della misericordia.
Non c’è bisogno di dire che non siamo dalle parti della pallacanestro per disabili vista in Carne Tremula, una disciplina che trasuda sforzo e determinazione, ma sarebbe bastato anche solo uno svolgimento più tormentato per far comprendere sia la serietà della disciplina, sia la fatica e la forza di volontà. Invece il processo di trasformazione di un superbo ed egoista in un altruista (e buon cristiano) tramite l’incontro con i più bisognosi all’interno dell’evidente disegno che nostro signore ha in mente per lui, è un’annunciata sequela di piccoli problemi che somigliano a quelli inventati per una predica: innocui, innocenti, mai veramente complessi, incredibili. Un film colorato con i pastelli più chiari e sbiaditi, e mai con quelli più decisi.
Tutto questo si scontra in ogni scena con l’incredibile enfasi posta su una recitazione incapace di sostenerla. Come se fossimo a teatro le battute sono portate con un peso e una dedizione tali che in ogni momento ci si chiede se in realtà i personaggi non abbiano un doppio fine e non stiano essi stessi recitando quello che dicono. Talmente è esagerato il tono con cui il film è recitato che il migliore risulta (a totale sorpresa) Paolo Conticini, l’unico ad andare per fatti propri, riproponendo in automatico il suo solito personaggio da commedia natalizia e il suo solito tono. Insensato nel film (una specie di avvocato di puttaniere che viene conquistato praticamente subito dai bambini paraplegici e dalla loro squadra di pallacanestro) se non altro il suo personaggio è recitato in maniera accettabile.