Titanic, la recensione
Abbiamo recensito per voi Titanic, di Attilio Micheluzzi, secondo volume della collana dedicatagli da NPE
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.

Titanic, uscito in fumetteria e in libreria lo scorso 7 giugno, fa seguito a Michel Labrume nella collana che NPE ha dedicato ad Attilio Micheluzzi, aggiungendo un altro gigante del Fumetto italiano al suo prestigioso catalogo, dopo Dino Battaglia e Sergio Toppi.
Vogliamo partire proprio da quest'ultimo, il brano più breve e probabilmente il più drammatico. Il tono della narrazione è asciutto ma non distaccato nelle numerose didascalie che si alternano ai balloon e che riportano fedelmente i fatti, secondo le informazioni a disposizione al tempo della stesura del racconto: la partenza dall'Inghilterra verso gli Stati Uniti; il fatale scontro con l'iceberg; l'iniziale calma e poi il panico dilagante tra i passeggeri, fino al culmine della sciagura.
Ne La Tragedia del Titanic l'autore sembra interessato soprattuto a descrivere gli angoscianti eventi piuttosto che le vicissitudini delle persone coinvolte, cogliendo nel sensazionale naufragio la parabola del XIX Secolo, fondato sulla fiducia nella Scienza e nel progresso ma conclusosi con la loro crisi, aprendo a una nuova era di dubbi e tormenti.

L'emblema di questa metafora è certamente Thomas Andrews, capo progettista della colossale nave, nonché una delle 1.496 vittime dell'ecatombe avvenuta il 15 aprile 1912, al largo di Terranova; viene ritratto all'inizio nella sua tracotanza e nel prosieguo nella lucida e compassata analisi della disfatta.
Sedici anni dopo, tuttavia, Micheluzzi sente il bisogno di affrontare ancora una volta il più grande incidente della marineria nella storia Titanic, dando luogo a un progetto di più ampio respiro: una vera e propria graphic novel con cui sondare quegli aspetti appena sfiorati nel precedente lavoro, focalizzandosi sulle singole esistenze cancellate dalla tragedia: il suo obbiettivo si sposta dunque sulle persone che sono state inghiottite dai flutti dell'oceano, scavando nelle loro vite e nei loro affetti.
Sono tra le figure più caratteristiche dell'intreccio, ma appena tre dei variegati protagonisti che popolano questa storia; pur diversissimi tra loro, sono uniti da un'inossidabile volontà, dall'ambizione e da principi morali al quanto discutibili. Micheluzzi ci racconta i loro intrighi, i loro sogni e le loro bassezze, insieme a quelli di tanti altri passeggeri del Titanic, accomunati da una sorte inesorabile:
Quando il grande orologio batte gli ultimi dodici tocchi, è mezzanotte per tutti... Poco importa, allora, essere bianchi o gialli, ricchi o poveri...
Titanic non offre il ritmo tamburellante tipico del Fumetto contemporaneo, profondamente influenzato dal grande schermo; l'arte di Micheluzzi si avvicina più al Teatro che al Cinema, fa muovere e agire i suoi personaggi davanti a un fondale, ne enfatizza la recitazione e sembra rivolgersi nelle sue descrizioni direttamente al proprio interlocutore, annullando la quarta parete.
Come nel miglior classico da proscenio, dopo aver consumato nell'atto finale il destino dei suoi sfortunati commedianti, la storia si chiude e cala il sipario davanti al lettore, che rimane solo, a riflettere sulla fragile e transeunte condizione umana.
