Total Recall - Atto di Forza, la recensione
Nonostante i passi in avanti fatti dagli effetti visivi in questi anni, il nuovo Total Recall sembra più vecchio del precedente Atto di Forza...
Sono passati ventidue anni da quando Paul Verhoeven firmò uno dei suoi film hollywoodiani di maggiore successo. Sembra ieri, ma effettivamente non lo è, e nell’epoca in cui di Spider-Man si fa un “reboot” a distanza di dieci anni, possiamo aspettarci un remake a una così breve distanza di tempo.
Detta così, a grandi linee, la storia dei due Total Recall (in Italia il primo fu tradotto con il titolo di Atto di forza) sembra percorrere lo stesso canovaccio. E in parte è così, anche se cambiano molti dettagli e personaggi, oltre che l’approccio stesso verso la storia raccontata.
Partiamo dai dettagli: niente più Marte come nel racconto di Dick e nel film di Verhoeven, bensì una Terra ormai semidisabitata con tanto di “ascensore” che passa per il centro del globo e che collega le due uniche zone popolate, “la federazione britannica” e la sua colonia australiana. Di conseguenza manca tutto quel processo di scoperta che Hauser faceva una volta arrivato sul pianeta rosso, dai problemi di respirazione (che si rivelano fondamentali per l’epilogo) alle radiazioni che hanno creato i mutanti. Più spazio viene dato inoltre alla sua (fasulla) moglie, vero cattivo della situazione che lo insegue ovunque con la tenacia che in altri film dedicherebbe alla caccia ai vampiri (nell’originale Sharon Stone aveva uno spazio limitato, più ambiguo e meno action). Sarà che Kate Beckinsale è la moglie del regista Len Wiseman (che l’ha diretta oltretutto nella saga Underworld), ma la sua continua presenza sullo schermo alla fine stanca anche il suo fan più accanito.
Il doppio finale poi ha un gusto insopportabilmente retrò, da film che non ce la fanno proprio a terminare e basta, devono sempre metterci dentro un improbabile colpo di coda.
Sarà che Schwarzenegger sembrava il protagonista perfetto per un film del genere, ma Colin Farrell sembra caduto per caso all’interno della storia, sempre in balia degli eventi, più di quanto la sceneggiatura già non faccia, e mai coscientemente dentro la storia. Se il primo Atto di Forza riusciva ad essere un thriller che scopriva le proprie carte a poco a poco, questo remake brucia subito i suoi assi nella manica (già il sogno del prologo racconta il 90% della storia) dando pochi spunti di interesse a chi, anche se non avesse visto il film con Schwarzy, volesse capire cosa si nasconde dietro al misterioso passato del protagonista. Il risultato è un film che nonostante i passi in avanti fatti dagli effetti visivi in questi anni, sembra più vecchio del precedente, incapace di trovare una propria via narrativa che non sia quella dell’uno contro tutti-sparatutti che tanto contraddistingue molti videogiochi di oggi. Peccato.