Tutto molto bello, la recensione
Più asciutto e deciso nei suoi intenti ripetto a Fuga di cervelli, Tutto Molto Bello rivela come Paolo Ruffini sia andato a riempire la casella dei cinepanettoni
Paolo Ruffini è andato a colmare quel vuoto lasciato dall'ormai definitiva separazione non solo di Boldi e De Sica, ma soprattutto di Neri Parenti da Filmauro, perchè Fuga di cervelli era stato non solo un film scritto e girato con poco impegno e poca cura di qualsiasi dettaglio, animato da una vera passione per il pecoreccio e il becero, ma colmo di un umorismo e di una visione del mondo che credevamo di esserci lasciati alle spalle, nonchè una produzione di ottimo e inaspettato successo. Se i cinepanettoni erano una versione per il cinema dell'umorismo da caserma i film di Ruffini vogliono essere la stessa cosa per l'umorismo da liceo.
Tutto molto bello recupera quindi quel modo di rappresentare il maschio (italiano) come vittima di una donna (sia quella tirannica sia quella eccitante), potenzialmente vittima dell'autorità, vittima del proprio atteggiamento eccessivamente rigoroso e poco "italiano", vittima degli stranieri e vittima (sempre potenziale) dell'omosessualità di qualcun altro. Ogni cosa strana e diversa da sè scatena una gag in cui il protagonista si crede oppure è effettivamente minacciato. È questo il senso nel quale Ruffini riempie la casella lasciata dal cinepanettone. La risata è soggettiva, il buon successo del film lo ha dimostrato, mentre più obiettivo è come le situazioni e le dinamiche sfruttate per scatenare le gag siano quelle del cinema anni '70, '80 e principalmente '90 che più volte Ruffini ha detto di amare molto.
Se si volesse guardare al film con maggiore spirito analitico si potrebbe aggiungere che Paolo Calabresi è una presenza salvifica (in grado anche solo di pronunciare le solite battute stantie in modo da farle funzionare) e che Frank Matano, come già nel film precedente, introduce a sprazzi una comicità più raffinata, meno dipendente da timori e consuetudini ma appoggiata ad un'idea di "scemo comico" che è tutta sua e molto originale. Sono però per l'appunto dettagli, elementi che alla fine si perdono in una messa in scena che è sempre una sorpresa per sciatteria e poco rispetto della coerenza (basterebbe solo la selezione musicale a far capire tutto). In special modo si perdono di fronte alla pretesa finale che il film ha di dire anche qualcosa di sincero e magari di far scendere una lacrima, forse il più sconfortante dei tentativi.